Pronto soccorso al collasso in Sicilia: Codacons lancia l’allarme sul diritto alla salute. Barelle nei corridoi e sale d’attesa congestionate

HomeSicilia

Pronto soccorso al collasso in Sicilia: Codacons lancia l’allarme sul diritto alla salute. Barelle nei corridoi e sale d’attesa congestionate

Il Codacons interviene sul crescente collasso dei Pronto Soccorso in Sicilia, una situazione che, soprattutto dopo le festività, assume contorni sempre più preoccupanti e che non può più essere considerata un’emergenza episodica. Barelle nei corridoi, sale d’attesa congestionate e pazienti costretti ad attendere anche dieci, dodici o quindici ore prima di essere visitati rappresentano ormai una condizione strutturale che interessa il sistema sanitario regionale. Secondo il Codacons, il Pronto Soccorso dovrebbe costituire il primo presidio di tutela della salute nei casi di urgenza. In Sicilia, invece, si configura sempre più spesso come il punto di massima sofferenza di una sanità in affanno, schiacciata dalla carenza di personale, dalla riduzione dei posti letto e dalle criticità di una medicina territoriale in grande difficoltà nel riuscire a intercettare e gestire i casi a bassa complessità, che finiscono così per riversarsi impropriamente nei reparti di emergenza. Per il Codacons, alla base del collasso vi è una combinazione di fattori ormai ben noti: un numero insufficiente di medici e infermieri, turni di lavoro particolarmente gravosi, pensionamenti non adeguatamente compensati e concorsi che spesso faticano a essere coperti. A ciò si aggiunge la difficoltà di trasferire i pazienti verso i reparti per la cronica indisponibilità di posti letto, con il risultato che il Pronto Soccorso si trasforma in un imbuto nel quale i flussi assistenziali finiscono per bloccarsi.

In questo contesto, il Codacons evidenzia come la priorità assegnata alle liste d’attesa contribuisca a ridurre i posti disponibili per il trasferimento dei pazienti dal Pronto Soccorso verso i reparti, aggravando ulteriormente il fenomeno del sovraffollamento. Allo stesso tempo, le criticità della sanità territoriale spingono un numero crescente di cittadini a rivolgersi all’emergenza per prestazioni ed esami non accessibili altrove, trasformando di fatto il Pronto Soccorso in una sorta di ammortizzatore sociale, con tempi di attesa sempre più lunghi e una congestione progressiva dei servizi. L’associazione segnala inoltre un cambiamento significativo nella composizione del personale. In molti Pronto Soccorso siciliani operano oggi, in misura crescente, medici giovani, spesso motivati e dotati di una solida preparazione teorica, chiamati però a gestire situazioni cliniche complesse senza un adeguato affiancamento di figure più esperte. Una condizione che, secondo il Codacons, non rappresenta una carenza individuale, ma l’effetto diretto di un sistema che, per far fronte ai vuoti di organico, affida fin dalle prime fasi della carriera responsabilità particolarmente gravose.

“La situazione dei Pronto Soccorso in Sicilia è ormai insostenibile e mette seriamente a rischio il diritto costituzionale alla salute – dichiara Francesco Tanasi Segretario Nazionale Codacons –. Non è accettabile che cittadini, anziani e soggetti fragili siano costretti ad attese interminabili per ricevere cure urgenti. Il problema non riguarda i singoli professionisti, che operano spesso in condizioni difficilissime, ma un sistema sanitario regionale che da anni non riceve risposte strutturali adeguate”. Secondo quanto evidenziato dal Codacons, le lunghe attese non rappresentano soltanto un disagio organizzativo, ma possono tradursi in un rischio clinico concreto, con quadri che peggiorano nel tempo, diagnosi ritardate e sofferenze inutili per i pazienti. Una situazione che spinge sempre più cittadini siciliani a rinunciare alle cure o a rivolgersi al privato, alimentando una sanità a doppia velocità che penalizza chi non può permettersi di sostenere costi aggiuntivi. “Il Pronto Soccorso non può continuare a essere la valvola di sfogo di tutte le inefficienze del sistema sanitario regionale – aggiunge Tanasi –. Servono interventi strutturali immediati, investimenti sul personale, percorsi di affiancamento adeguati per i giovani medici e un reale rafforzamento della medicina territoriale. Continuare a normalizzare questa emergenza significa accettare una compressione inaccettabile del diritto alla salute” – conclude Tanasi.

LA SITUAZIONE IN PROVINCIA DI RAGUSA
“Le 3 principali strutture di Emergenza-Urgenza della provincia di Ragusa si affacciano al nuovo anno in una condizione di estrema vulnerabilità, con organici ridotti all’osso e l’incertezza sul rinnovo dei contratti precari, il rischio concreto è la paralisi del servizio sanitario per migliaia di cittadini”: lo dichiara il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, per anni primario del pronto soccorso di Modica. “La fotografia della situazione attuale nei 3 presidi ospedalieri è drammatica – dice Ammatuna – escludendo i primari, il personale in servizio è ridotto a poche unità, spesso limitate da vincoli contrattuali o fisici: aModica: solo 5 medici in servizio. Di questi, uno è impossibilitato a coprire i turni notturni, sovraccaricando ulteriormente i colleghi. A Vittoria: la situazione è ancora più critica con appena 4 medici attivi. A Ragusa: il capoluogo conta 6 medici, ma uno di questi opera con contratto part-time.

A peggiorare il quadro è la totale incertezza burocratica. Fino ad oggi, i “buchi” di organico sono stati colmati grazie a medici pensionati, liberi professionisti e specializzandi. Tuttavia, per queste figure non è stato ancora autorizzato alcun rinnovo contrattuale. Senza queste integrazioni, la gestione delle migliaia di accessi annuali diventerà tecnicamente impossibile. La preoccupazione tra gli addetti ai lavori è altissima. Se la Regione e l’Asp non interverranno con urgenza per stabilizzare o rinnovare i rapporti di lavoro in scadenza, i Pronto Soccorso della provincia non potranno garantire i livelli minimi di assistenza. Occorre muoversi subito per garantire un minimo di serenità agli utenti e ai potenziali pazienti del nostro territorio” conclude Ammatuna.