Dispersione scolastica: grave piaga rimasta da anni irrisolta

La scuola riapre ma la dispersione, uno dei grandi temi siciliani è sempre più irrisolto. Un giovane su 4 nella fascia 15-29 anni si trova infatti fuori da ogni percorso di lavoro, istruzione o formazione: il numero dei Neet (Not in education, employment or training) è il più alto dell’Ue, oltre il doppio di Francia e Germania. Il 12,7% degli studenti non arriva al diploma, perché abbandona precocemente gli studi. C’è poi una percentuale rilevante, il 9,7% del totale, quasi un diplomato su 10 nel 2022, «senza le competenze minime necessarie per entrare nel mondo del lavoro o dell’Università. Save the Children, nel rapporto “Alla ricerca del tempo perduto”, la definisce «dispersione implicita» ed è connessa all’impoverimento educativo e alla povertà materiale. Ragusa si piazza al secondo posto con il 12,42% di giovani Neet. Sul dato ragusano pesano gli abbandoni o le mancate iscrizioni da parte di figli di immigrati regolari o irregolari soprattutto nella zona dell’ipparino, che i genitori, per vari motivi, avviano, invece, al lavoro. La provincia iblea è preceduta solo da Palermo che ha il 14,7% mentre l’incidenza minore è a Messina con il 7,4%. Il rapporto segnala una forte disparità geografica nelle «dispersione implicita», che risulta più alta in Campania, al 19,8%. Save the Children cita i dati Invalsi del 2022: se si guarda alle competenze nelle singole materie, in Campania, Calabria e Sicilia più del 60% degli studenti non raggiungono il livello base delle competenze in italiano, mentre quelle in matematica sono disattese dal 70% degli studenti in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. L’abbandono scolastico nella maggior parte delle regioni del sud va ben oltre la media nazionale (del 12,7%), con punte in Sicilia (21,1%) e Puglia (17,6%) e valori decisamente più alti rispetto a Centro e Nord anche in Campania (16,4%) e Calabria (14%). E’un dato di fatto, evidenzia poi Save the Children, che vi sia un correlazione tra livello di apprendimento e alcuni indicatori strutturali, apprezzabile guardando i dati in positivo: nelle province dove l’indice di «dispersione implicita» è più basso, le scuole primarie hanno assicurato ai bambini maggior offerta di tempo pieno (frequentato dal 31,5% degli studenti contro il 24,9% nelle province ad alta dispersione), maggior numero di mense (il 25,9% delle scuole contro il 18,8%), di palestre (42,4% contro 29%) e sono inoltre dotate di certificato di agibilità (47,9% contro 25,3%). Servirebbero – stima l’organizzazione – 1 miliardo e 445 milioni per garantire il tempo pieno in tutte le classi della scuola primaria statale. Un’offerta adeguata di spazi e di tempi educativi – sottolinea – può contribuire efficacemente a ridurre le disuguaglianze educative territoriali: «Proprio dove i bambini, le bambine e gli adolescenti affrontano, con le loro famiglie, le maggiori difficoltà economiche c’è al contrario maggior bisogno di un’offerta educativa più ricca”.