Rischio chiusura per le imprese del terziario e del settore edile

Le imprese siciliane impegnate nel terziario e nel settore edile sono a rischio chiusura se la guerra in Ucraina dovesse prolungarsi. Confindustria Sicilia stima che siano tra le 300 e le 400 impegnate nella produzione, nel terziario e nel commercio sono le più in difficoltà ed incapaci di superare la mancanza di materie prime e l’aumento di costi da sostenere. Molte aziende non riescono ad andare avanti per l’impennata dei prezzi come ferro, legno, carta, e per la difficoltà a reperire questi prodotti sul mercato. Stessa situazione nel settore edile, dove il costo delle materie prime è salito alle stelle e ne è a rischio anche la reperibilità, con la paventata ipotesi della perdita delle occasioni offerte dal Pnrr. La Sicilia già paga il prezzo della guerra e delle sanzioni perché nei primi mesi del conflitto ha visto sparire oltre sei milioni di euro di esportazioni, ma se la guerra dovesse continuare a fine anno si arriverebbe alla cifra record di 135 milioni che equivale all’intero fatturato annuale della spedizione delle merci in Ucraina e Russia. Quelle che più soffrono sono le imprese legate alla filiera agro alimentare, impegnate nel rifornimento di frutta ed ortaggi e nella produzione di succhi di frutta che in questi primi 3 mesi dell’anno hanno perso 3 milioni di euro. C’è poi il settore vitivinicolo in gravi difficoltà perché le sanzioni alla Russia potrebbero far perdere ai produttori di vini siciliani un giro che vale 25 milioni. Nel settore lattiero caseario le mancate esportazioni comportano una perdita stimata di 100 milioni di euro. La provincia di Ragusa con la sua fascia trasformata è una delle aree più colpite dall’effetto guerra visto che i settori più a rischio sono quelli legati all’ortofrutta ed al lattiero caseario, oltre al settore dei vini e dell’olio, tradizionalmente forte nelle esportazioni verso la Russia.