Siccità e caro energia fanno salire i costi del grano duro

Siccità e caro energia fanno salire i costi del grano duro

Siccità, caro energia e crollo del mercato canadese spingono in alto i costi del grano. Il frumento duro in Sicilia è passato dalla scorsa estate da poco meno di 30 centesimi al chilo a 50 con tutte le conseguenze del caso per i consumatori. Da granaio d’Italia, insieme alla Puglia, la Sicilia si ritrova ad importare grano con le inevitabili conseguenze su tutti i derivati anche se i numeri dicono che in Sicilia si produce un quinto del grano duro italiano con circa 7 milioni di quintali l’anno. Non è un caso che in Sicilia negli ultimi anni i pastifici dal 1970 ad oggi sono passati da 40 ad appena 3 mentre sono appena 80 i mulini. Secondo Coldiretti rispetto, al 2020, sono stati persi decine di ettari di colture e negli ultimi 10 anni le colture si sono ridotte di un terzo. Succede così che il frumento prodotto in Sicilia viene indirizzato verso altre regioni e ritorna nell’isola solo come prodotto trasformato. Il caro grano attuale non c’entra dunque con guerra in Ucraina anche se gli effetti potranno peggiorare una situazione già non semplice. Tre i fattori che hanno spinto verso l’alto il costo del grano. La prima è la siccità che riduce le concentrazioni proteiche o le abbondanti piogge che condizionano la qualità del prodotto se cadono al momento della semina. Si innesta poi il caro trasporti e l’aumento delle materie prime che servono per la produzione, Il terzo fattore è il ritiro dal mercato del 60 per cento del grano canadese condizionato anche esso dalla persistente siccità. Costi crescenti, scarsità di prodotto e fattori climatici condizionano così il mercato ed i risultati sugli scaffali dei supermercati si vedono già.