Guerra, inflazione, costi e crisi energetica: economia giù

Guerra, costo delle materie prime e crisi energetica avranno un impatto notevole sull’economia siciliana. Confindustria parla senza mezzi di una possibile “bomba sociale” perché si abbatterà su un tessuto economico già fragilissimo e sui lavoratori. La previsione per le imprese siciliane è di un costo di 20 milioni di ore di cassa integrazione, che interesserà 10 mila lavoratori, e con un indice di povertà, già cresciuto dal 5,5 al 7,3, destinato a lievitare ancora. Le imprese siciliane si preparano a rispondere alla crisi indotta dal mutato clima politico economico con tagli ed ammortizzatori sociali. Tutti i comparti sono coinvolti a cominciare da quello edile che subisce più di tuti i rincari delle materie prime, con il costo abnorme dell’energia. C’è poi l’agroalimentare dove si prevedono tante ore di casa integrazione dopo che le scorte in magazzino si esauriranno e bisognerà tornare a rifornirsi. Un esempio al di fuori della produzione organizzata è quello dei rider che con la benzina che tocca i 2,20 euro vedono precipitare il guadagno netto a consegna a circa 2 euro. Intanto l’inflazione corre veloce: in Sicilia i prezzi al dettaglio sono molto più alti che nel resto d’Italia. Lo denuncia il Codacons, commentando i dati definitivi sull’inflazione di febbraio diffusi dall’Istat. Mentre la media italiana dell’inflazione è al 5,7%, in Sicilia i listini al dettaglio aumentano a febbraio del +6,8%, piazzando la Sicilia al primo posto delle regioni italiane dove i prezzi salgono di più. Questo si traduce in un maggior esborso, considerando la spesa per consumi annua di una famiglia “tipo” residente in Sicilia, pari a +1.647 euro a nucleo.