L’export siciliano si riprende secondo l’analisi di Unioncamere

L’export siciliano si riprende. L’analisi di Unioncamere Sicilia fa emergere duna chiara ripresa rispetto agli ultimi numeri, che sono stati condizionati inevitabilmente dall’emergenza sanitaria legata alla pandemia, scoppiata ai primi di marzo del 2020. Se i dati del primo trimestre erano stati scoraggianti, con un taglio della vendita di merci e prodotti siciliani all’estero del -10,21% quelli del secondo trimestre di quest’anno parlano di un +16,42% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In concreto significa 4 miliardi 544 milioni e 600 mila euro di prodotti venduti rispetto ai 3 miliardi 903 milioni 633 mila euro di aprile-giugno 2020. Tra le singole provincie Ragusa si colloca al terzo posto in classifica con un +23% preceduta da Siracusa- 28% e Trapani con un 35,7%. Quasi tutti i prodotti merceologici vanno in terreno positivo, rispetto al secondo trimestre 2020, a partire dal settore “coke e prodotti petroliferi raffinati” (2 miliardi 316 milioni di euro, +20,2%), ed ancora “sostanze e prodotti chimici” con 410 milioni 944mila euro (+3,52%), “alimentari, bevande e tabacco” (381 milioni 375mila euro, +17,87%), “prodotti agricoli, animali e della caccia” con 326 milioni 374mila euro (+12,27%), “computer e apparecchi elettronici e ottici” con 298milioni 645mila euro (+6,74), ma anche “me – talli base, prodotti in metallo” (+76,6%), “articoli in gomma e materie plastiche” (+13,89%). In terreno negativo, invece, “apparecchi elettrici” -8,4%) e “articoli farmaceutici, chimico-medicinali” (- 13,75%) e “altri minerali da cave e miniere” (-23%). Le esportazioni sono verso i Paesi europei per il 50% del valore complessivo dell’export siciliano con oltre 2,5 miliardi, seguiti da Asia orientale con 616 milioni, America settentrionale con 512 milioni e Africa settentrionale con 483 milioni. Per volume di fatturato, i Paesi dove la Sicilia ha esportato di più sono Usa, Spagna e Francia.