Sicilia devastata dalla crisi covid: persi 76.000 posti di lavoro

Sicilia devastata dalla crisi covid: persi 76.000 posti di lavoro

La Sicilia paga un conto salato alla crisi covid. Il lockdown ed i mesi seguenti hanno portato una perdita di 76.000 posti di lavoro ed ha fatto scendere il tasso di occupazione sotto il 40%. I dati Istat riferiti al secondo trimestre dell’anno e messi a confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso parlano chiaro e dicono che gli occupati diminuiscono, ma aumentano soprattutto gli inattivi che arrivano a un desolante 52,9%. Il 5,5% dei posti di lavoro è andato in fumo, una percentuale ben più alto rispetto al resto del Paese che si attesta al 3,6% E il problema più grande è che la Sicilia, già indietro rispetto al Paese, perde di più: il 5,5% dei posti di lavoro è andato in fumo, mentre in tutta Italia la percentuale è del 3,6%.

Da aprile a giugno dell’anno scorso gli occupati erano un milione e 384.000. Quest’anno, nello stesso periodo, erano invece un milione e 308.000: significa che meno di 4 siciliani su 10, fra quelli che cercano lavoro, ne hanno effettivamente uno, e che in valore assoluto poco più di un quarto della popolazione ha un contratto. Il caso degli “inattivi”, cioè di quanti il lavoro neppure lo cercano è indicativo. Sono ormai 151.000 di cui 74.000 donne. Quasi 1,7 milioni di siciliani in età da lavoro non crede alla possibilità di trovare un lavoro. La crisi ha colpito di più i servizi ed il comparto turismo in particolare.

Il calo è di 73.000 occupati, 27.000 dei quali fra commercio, alberghi e ristorazione. Crollo anche in agricoltura: gli occupati in meno sono 21.000. In controtendenza l’industria, che vede 18.000 occupati in più, 16.000 dei quali nel settore edile, ma il dato potrebbe essere fuorviante perché ai fini dell’ottenimento della cassa integrazione sono emersi quanti lavoravano in nero. Tutto da vedere quanto l’effetto cassa integrazione finirà.