Corruzione sanità Sicilia: arrestato commissario emergenza covid 19

Corruzione sanità Sicilia: arrestato commissario emergenza covid 19

Un vasto giro di corruzione è venuto a galla nella sanità siciliana con appalti truccati, corruzione, aste milionarie con cifre da capogiro, tangenti, favori, società che orbitavano in galassie tutte loro, condotte spregiudicate, con tanto di “tariffario” per pagare la commessa aggiudicata. Un vero e proprio terremoto che ha portato all’arresto di Antonino Candela, attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza coronavirus, ex commissario straordinario e direttore generale dell’Asp 6 di Palermo, finito agli arresti domiciliari insieme ad altre 7 persone nell’operazione “Sorella Sanità”. In carcere, invece, sono finiti Fabio Damiani, attuale direttore generale dell’Asp 9 di Trapani, e un suo collaboratore.

Su delega della Procura della Repubblica di Palermo, i finanzieri di Palermo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale del capoluogo nei confronti di 12 persone, a vario titolo indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti. Le complesse indagini eseguite dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria delle fiamme gialle palermitane, svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami documentali e dei flussi finanziari, hanno consentito, si legge dalle carte delle autorità, “di ipotizzare l’esistenza di un centro di potere composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali infedeli che avrebbero asservito la funzione pubblica agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore della sanità pubblica”.

Secondo gli investigatori il “sistema corruttivo” ruotava intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall’Asp 6 di Palermo, con appalti milionari nel settore sanitario siciliano. Nello specifico sono state analizzate 4 procedure ad evidenza pubblica interessate da condotte di turbativa, aggiudicate a partire dal 2016, il cui valore complessivo sfiora i 600 milioni di euro, come gestione e manutenzione apparecchiature elettromedicali (bandita dall’Asp 6) dal valore di 17.635.000 euro, i servizi integrati manutenzione apparecchiature elettromedicali dal valore di 202.400.000 euro, la fornitura di vettori energetici, conduzione e manutenzione impianti tecnologici (bandita dal Asp 6) dal valore di 126.490.000 euro e i servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale dal valore di 227.686.423 euro.

Gli inquirenti non esitano a definire “spregiudicate” le condotte del personale dei pubblici ufficiali infedeli e dei loro intermediari, con addirittura l’applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5% del valore della commessa aggiudicata. Gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società di livello nazionale, secondo gli inquirenti, erano consapevoli e partecipi delle dinamiche criminali dalle quali traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti. Lo schema illecito, ricostruito dagli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, appariva consolidato e ormai quasi automatico. In poche parole, l’imprenditore interessato all’appalto avvicinava il faccendiere, il quale, d’intesa con il pubblico ufficiale, concordava con l’impresa corruttrice le strategie per favorire l’aggiudicazione della gara. A quel punto la società, ricevute notizie dettagliate e riservate, presentava la propria “offerta guidata”, che veniva poi adeguatamente seguita fino all’ottenimento del risultato, cioè la vittoria della gara.

I pagamenti delle tangenti in alcuni casi avvenivano con la “classica” consegna di denaro contante nel corso di incontri riservati, ma molto più spesso venivano invece mimetizzati attraverso complesse operazioni contabili instaurate tra le società aggiudicatarie dell’appalto e una galassia di altre imprese, intestate a prestanomi, ma di fatto riconducibili ai faccendieri di riferimento per i pubblici ufficiali corrotti. Per rendere ancora più complessa l’individuazione del sistema criminale approntato, gli indagati si erano spinti fino alla creazione di trust fraudolenti, con l’obiettivo di schermare la reale riconducibilità delle società utilizzate per le finalità illecite.

E dopo gli arresti arriva anche il commento del sindaco di Palermo Leoluca Orlando: “I siciliani si attendono la costituzione di parte civile della Regione Siciliana, insieme ad ogni utile provvedimento per contrastare la ‘corruzione sistemica’ che affligge la sanità pubblica della nostra regione. Ho già dato mandato agli uffici legali della Città e della città Metropolitana di Palermo di procedere alla costituzione di parte civile per i danni prodotti da questo gravissimo sistema di corruzione”.

“Il quadro disvelato dalle indagini della Guardia di finanza è impietoso e fa rabbia. Poco importa che siano fatti risalenti nel tempo al 2016”. Lo dice l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, a proposito dell’operazione «Sorella sanità», con 12 misure cautelari. “Quando abbiamo applicato il protocollo anticorruzione Anac Agenas avevamo individuato nel rischio gare quello più alto. Ed è anche questa la ragione per la quale, attirandomi polemiche, ho alzato la voce sulle centrali di committenza pubbliche perchè il sistema sanitario non può essere depauperato da condotte criminose. Ho sempre invitato, e continuo a invitare oggi, tutte le imprese a denunciare all’autorità giudiziaria ogni anomalia e a segnalarlo formalmente alla nostra anticorruzione”. “La storia personale e le pubbliche considerazioni di tante istituzioni su alcuni dei soggetti coinvolti, a partire dal dottor Candela – prosegue – stonano con le risultanze di questa attività investigativa. E per questo la vicenda lascia ovviamente attoniti. Ma saranno immediati – conclude Razza – tutti i provvedimenti conseguenti”.