Mafia a Trapani:  decapitato nuovo vertice di Cosa Nostra. Arrestato anche un ex deputato regionale

Mafia a Trapani: decapitato nuovo vertice di Cosa Nostra. Arrestato anche un ex deputato regionale

L’ultima indagine sulla mafia dei fedelissimi di Matteo Messina Denaro ha portato un risvolto inaspettato: i carabinieri del nucleo Investigativo hanno arrestato un esponente del Pd siciliano, Paolo Ruggirello, ex deputato regionale e candidato (non eletto) alle ultime elezioni per il Senato. E’ accusato di associazione mafiosa, questa la contestazione pesante che gli viene mossa dalla procura distrettuale antimafia di Palermo nell’indagine che all’alba ha portato in carcere 25 persone, fra colonnelli e gregari del clan di Trapani. Stando alle intercettazioni e ai pedinamenti degli inquirenti, Ruggirello sarebbe stato a disposizione della “famiglia”, favorendo affari e assunzioni, avrebbe anche inserito persone segnalate dei boss nelle liste per alcune consultazioni elettorali locali; in cambio avrebbe ricevuto sostegno elettorale. Dice il procuratore capo Francesco Lo Voi: “Ruggirello ha rappresentato il ponte fra mafia e istituzioni”. In manette è finita anche l’ex assessore comunale di Trapani Ivana Inferrera, che nel 2017 fu candidata alle Regionali con l’Udc: è accusata di voto di scambio politico mafioso. Stessa contestazione per il marito, Ninni D’Aguanno, arrestato pure lui. Il blitz porta in carcere un terzo politico locale, l’ex consigliere comunale di Erice Ninni Maltese.

L’inchiesta decapita il nuovo vertice di Cosa nostra trapanese, che si era riorganizzato negli affari puntando soprattutto sull’edilizia, sullo smaltimento dei rifiuti e sugli investimenti nel settore del turismo. Il clan aveva nominato un referente sull’isola di Favignana per gestire il Grand hotel Florio e altri interessi economici. Adesso, è scattato un sequestro per la struttura alberghiera e per altri beni, valore 10 milioni di euro. Questo racconta l’indagine coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Gianluca De Leo e Claudio Camilleri. E’ la conferma che la filiale trapanese di Cosa nostra, diretta dal latitante (ormai dal 1993) Matteo Messina Denaro, è il vero laboratorio della nuova mafia siciliana, che prova a ridarsi un volto rispettabile. Con una mission: abbandonare le attività criminali tradizionali sul territorio per dedicarsi ai grandi affari, grazie ad alcune complicità insospettabili.

Repubblica Palermo