Abbate spadroneggia a Modica? Il Pd faccia un esposto

Abbate spadroneggia a Modica? Il Pd faccia un esposto

Un recente comunicato del Pd modicano, più avvezzo a puntare il dito che a proporre soluzioni concrete, denuncia che “La presenza attiva e costante in Comune di Ignazio Abbate, ex sindaco di Modica e candidato alle elezioni regionali, è una clamorosa violazione delle regole poste a presidio della libertà e della correttezza della competizione elettorale”. Questo si legge testualmente nella nota del Pd. “Abbate non solo presiede a pseudo inaugurazioni ed incontri pubblici con l’inedito ruolo di ex sindaco insieme agli altri ex assessori – prosegue la nota – ma è presente negli uffici comunali per continuare ad influenzare le decisioni dell’amministrazione comunale”. Un’accusa piuttosto pesante, questa, che, se palesata da testimonianze e prove concrete, dovrebbe indurre il Pd, invece di limitarsi a gridare allo scandalo, a presentare un esposto denuncia in procura. Ma le prove inoppugnabili e le testimonianze di quanto asserito ci sono? Questo il Pd non lo specifica. E’ bene precisare che sulla circostanza che vede il sindaco continuare ad entrare e uscire da palazzo San Domenico, nessuna legge glielo vieta, sia in qualità di privato cittadino che di candidato alle Regionali. Quindi il problema dove sta? Il problema è che secondo il Pd Abbate “si spinga oltre”, ma senza citare episodi concreti e circostanziati nella nota, zeppa invece di accuse gravi. Lo ribadiamo: se il Pd è sicuro di ciò che afferma, si rivolga alla procura, invece di “riservarsi di farlo”, anche tramite gli esponenti provinciali e regionali del partito. Questa testata, notoriamente, si occupa poco di politica per una chiara e precisa scelta editoriale di chi scrive, ma stavolta abbiamo deciso di fare una eccezione, senza minimamente aspirare ad erigerci ad avvocati difensori, in primis perché non è nelle nostre corde, e poi perché i destinatari delle accuse sanno benissimo difendersi da soli nelle opportune sedi. Difatti, nel mirino del Pd non è finito solo l’ex sindaco, ma anche il commissario straordinario Domenica Ficano, accusata senza troppi giri di parole di “Non comprendere il valore del proprio ruolo e delle norme che impongono precise incompatibilità a tutela della libertà di determinazione dei cittadini elettori – ci continua a leggere testualmente nel comunicato del Pd – ed anzi consenta la loro clamorosa violazione”, prestandosi a non meglio specificati “consulti” con Abbate. Forse il Pd ignora che il commissario, chiunque egli sia, può sentire chi vuole nell’espletamento delle sue funzioni, prendendo poi le sue decisioni in assoluta ed imparziale autonomia e traendo le sue conclusioni. Non è quindi vietato dalla legge sentire i pareri dell’ex sindaco o degli ex assessori. Il Pd chiude dunque la nota asserendo che “Vigilerà sulla situazione, riservandosi di segnalare al Prefetto, all’Assessorato alle Autonomie Locali ed alle autorità giudiziarie competenti ogni ulteriore lesione dei principi democratici e delle norme poste a loro tutela”. Nell’attesa di vedere se questa vicenda evolverà nel concreto e travalicherà le semplici parole, ci permettiamo sommessamente di suggerire ancora al Pd, se è pienamente sicuro di ciò che afferma, di rivolgersi subito e carte alla mano agli organi competenti, senza cincischiare in ridondanti comunicati di “preavviso”. Lo scriviamo senza velleità di polemiche gratuite, auspicando che anche la controparte faccia altrettanto nell’eventuale e sacrosanto diritto di replica.