Cassì nel mirino dell’opposizione per la denuncia del clientelismo

Cassì nel mirino dell’opposizione per la denuncia del clientelismo

“Secondo gli esponenti consiliari del Pd, con la mia denuncia, avrei attaccato chi si occupa dei cittadini, in piena legittimità, con spirito di servizio, cosa sempre accaduta e accettata democraticamente da tutte le amministrazioni che si sono succedute dalla fine del fascismo in poi”: lo dichiara il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, dopo le reazioni che hanno fatto seguito alla sua denuncia secondo cui un esponente di un partito, noto in città ma, al momento senza cariche pubbliche, avrebbe avuto accesso agli sportelli comunali, pare dell’ufficio tributi, con la complicità di alcuni uffici, nelle ore di chiusura al pubblico, per sbrigare pratiche in favore di alcuni cittadini che lo avevano munito di regolare delega. “Secondo il Pd – prosegue il sindaco – è legittimo, e persino meritevole, che il politico di turno, che più facilmente ha accesso agli uffici anche non in orario di ricevimento, si occupi del disbrigo pratiche di cittadini che in tal modo “sfruttano” la conoscenza politica per trarne un vantaggio indebito. E’ il classico sistema della “raccomandazione”, quello di pensare che la vicinanza al politico possa arrecare vantaggi pratici, fenomeno fatalmente connesso al clientelismo. Un comportamento aberrante, che ripugna le coscienze di ognuno che sia dotato di normale senso civico. A me pare che sia proprio la politica così intesa che abbia provocato questa paurosa disaffezione tra la gente, ed in primo luogo tra i giovani, verso l’idea stessa di politica. Dicono, quelli del Pd, che si tratta di una circostanza sempre verificatasi ed accettata democraticamente da tutte le amministrazioni che si sono succedute. Io – conclude il sindaco – mi adopererò perché ciò non accada più, anche intervenendo sui pochi dipendenti accondiscendenti, a fronte della stragrande maggioranza che rispetta scrupolosamente le regole”.

Ad essere rimasti attoniti dalla denuncia di Cassì erano stati i consiglieri del Partito Democratico Mario Chiavola e Mario D’Asta, che avevano parlato di “Inesperienza, confusione amministrativa e molta incertezza, quest’ultima già rivelatasi nel corso della prima parte di governo della città”. Il sindaco Cassì ha chiesto un’indagine interna e relativi provvedimenti, venendo addirittura a scoprire che un altro esponente dello stesso partito avrebbe agito nella medesima maniera, intendendo non prestare il fianco a questo “sistema”. “I consiglieri del Partito Democratico – recitava la nota – giudicano l’intervento aberrante, nella forma e nella sostanza perchè il sindaco denigra la sua macchina amministrativa e il suo operato, offende i dipendenti comunali che si presterebbero ad azioni clientelari e di vecchia politica. Ancora, attacca chi si occupa dei cittadini, in piena legittimità, con spirito di servizio, cosa sempre accaduta e accettata democraticamente da tutte le amministrazioni che si sono succedute dalla fine del fascismo in poi”.

Dalla segreteria cittadina di Territorio, una nota a firma Michele Tasca, Emauele Tasca e Andrea Battaglia indica l’azione di Cassì “Incerta, poco produttiva, nervosa, tendente a imporre una autorevolezza che, in effetti, non è ancora consolidata e provoca non poche fibrillazioni che fa il paio con l’inopportuna uscita sui social, dove denuncia presunti favoritismi e clientelismi che avverrebbero presso gli uffici comunali per favorire esponenti politici, attualmente senza cariche pubbliche, ma abbastanza noti in città, che si recherebbero negli uffici, fuori dagli orari, di ricevimento, saltando, di fatto le file alle quali sono costretti i comuni cittadini. La vicenda non è ancora definita, nei suoi contorni, lo ammette lo stesso sindaco che, però, dà tutto in pasto all’opinione pubblica, senza preventiva verifica, e senza accertare se, come pare, il politico fosse munito di regolare appuntamento. Il sindaco vuole colpire un certo ‘sistema’, considera inaccettabile fruttare “amicizie” e influenze per ottenere consensi tra i cittadini, ribadisce che non si possono tollerare favoritismo, clientelismo, proselitismo.

Senza ancora avere certezze su come sono andate le cose, il primo cittadino ha chiesto una indagine interna e relativi provvedimenti, anche perché, pare, non sia stato l’unico caso di politici, con cariche pubbliche o senza cariche, che utilizzano questo sistema di accesso diretto agli uffici, saltando le file o fuori dall’orario di ricevimento del pubblico. Se, in linea di principio – prosegue la nota – può essere indiscutibile l’esigenza di evitare favoritismi vari, per ogni categoria di cittadini, di fatto l’intervento del sindaco non colpisce tanto chi, evidentemente, non è entrato con la forza, ma delegittima, di fatto, l’operato del dirigente, dei funzionari, dello stesso assessore che dovrebbe avere la situazione sotto controllo per questi aspetti. Sembra, di più, un attacco alla classe amministrativa di palazzo, sfruttando l’occasione della segnalazione della presenza di qualcuno negli uffici, per sbrigare pratiche, in orari di chiusura al pubblico. Denigrare l’operato dei dipendenti comunali, con una denuncia di questo tipo, non è certo l’arma migliore per l’efficientamento della macchina amministrativa.

Offendere i dipendenti comunali, perché hanno portato rispetto ad un ex consigliere comunale o ad un ex assessore, accusandoli di azioni clientelari e di sistemi da vecchia politica, non è una trovata da politico esperto, senza dire che già, dagli uffici, trapelano precise notizie su interventi, anche in altri uffici comunali, di consiglieri della maggioranza e di uomini dello staff del gabinetto del sindaco.
Ci permettiamo di consigliare al Sindaco un ridimensionamento naturale della vicenda, che deve essere riportata nei confini giusti dei rapporti fra classe amministrativa e classe politica, a tutti i liveli, quella classe politica, eletta dai cittadini, che, al Comune deve essere di casa per una corretta, trasparente e regolare gestione della cosa pubblica. Il sindaco, che è un avvocato, sa come la legge giudicherebbe i comportamenti in oggetto per i quali il giudizio sovrano è quello della gente, si tratta pur sempre di un peccato veniale, del politico o degli uffici, del tutto da dimostrare, nei suoi contorni reali. Non siamo ancora – conclude la nota – in regime dittatoriale”.

LA DENUNCIA DEL SINDACO
“E’ intollerabile il fatto che esponenti di partito sbrighino pratiche per conto, di cittadini evitando che gli stessi facciano la coda negli uffici competenti”: è quanto dichiarato da un indignato sindaco in una nota ufficiale giunta da palazzo dell’Aquila, sede del comune. “Nei giorni scorsi – prosegue Peppe Cassì – è successo un fatto grave: un esponente di un partito, ben noto in città sebbene in questo momento privo di incarichi pubblici, con la complicità di alcuni uffici ha avuto accesso agli sportelli nelle normali ore di chiusura al pubblico per sbrigare pratiche in favore di altri cittadini. Favoritismo, clientelismo, proselitismo – aggiunge il primo cittadino – sono 3 concetti che non possiamo in alcun modo tollerare. Sfruttare “amicizie” e influenze per ottenere consensi tra i cittadini, evidentemente ben lieti di avere chi sbriga per loro le pratiche saltando le code, è semplicemente inaccettabile. Una logica di certa “politica” che di politico non ha un bel niente. Ho quindi immediatamente chiesto un’indagine interna e relativi provvedimenti, venendo addirittura a scoprire che un altro esponente dello stesso partito ha agito nella medesima maniera. Il messaggio che voglio lanciare – conclude il sindaco – deve essere quindi chiaro a tutti: noi non prestiamo il fianco a questo “sistema”.