Vicenda fitto locali Opera Pia, il sindaco Cassì querela il M5S

Vicenda fitto locali Opera Pia, il sindaco Cassì querela il M5S

Tra M5S e il sindaco Peppe Cassì è battaglia a colpi di carta bollata: tutto scaturisce dal fitto dei locali dell’Opera Pia Maria Addolorata di Via Matteotti (foto), al centro del duro scontro tra i consiglieri pentastellati e il primo cittadino, tanto che quest’ultimo ha deciso di sporgere querela. “O avete ragione voi ed è voto di scambio, o avete torto ed è diffamazione. Lasciamo che sia la magistratura a decidere. Ho deciso di sporgere querela”, scrive il sindaco in una nota. I consiglieri pentastellati Zaara Federico, Sergio Firrincieli, Antonio Tringali, Giovanni Gurrieri e Alessandro Antoci hanno accusato Cassì di “pagare cambiali elettorali” alla luce della scelta dell’amministrazione di realizzare un centro culturale presso i locali dell’Opera Pia. Per il M5S “quel fitto si può benissimo evitare perché ad appena 2 passi, insiste un edificio di proprietà, quello dell’ex biblioteca, che potrebbe essere senz’altro adattato allo scopo, senza quindi che l’ente di palazzo dell’Aquila spenda soldi per le locazioni. E per di più, il progetto della casa delle associazioni, previsto al Carmine, ormai quasi completo, è stato inspiegabilmente interrotto”. Da qui l’ipotesi dei pentastellati che il fitto possa essere stato una “gratifica” per l’Opera Pia, visto che l’ente è presieduto da Franco Antoci, che ha sostenuto Cassì in campagna elettorale.

Il documento ha fatto sobbalzare sia l’ex sindaco e già presidente della provincia Franco Antoci, sia lo stesso Peppe Cassì. Per Franco Antoci i pentastellati sono inciampati nella disinformazione o sono in malafede. Antoci respinge le accuse al mittente e scrive: “Il canone d’affitto dei locali, dal quale, tra l’altro, verranno detratte le spese di ristrutturazione che saranno sostenute dal Comune, andrà versato alla Tesoreria dell’Ente e servirà per mantenere il pregevole complesso e la Chiesa della Badia. Se il Comune prenderà i locali, un favore lo farà, ma alla nostra Comunità, che vuol vedere rifiorire il nostro Centro Storico, oramai abbandonato e morente”. Ancora più duro Peppe Cassì, che si rivolge ai consiglieri pentastellati: “Avete deciso di attivare la macchina del fango e non intendo seguirvi su questa strada. Mi accusate senza mezzi termini di voler utilizzare soldi pubblici per saldare un debito verso un mio sponsor elettorale. Uno scambio vergognoso per il quale è prevista dalle nostre leggi una condanna penale. Sapete bene, voi per primi, che si tratta di una solenne menzogna, una mistificazione, ma avete scelto ugualmente di inerpicarvi per questa china. Delle due l’una: o avete ragione voi ed è voto di scambio, o avete torto ed è diffamazione”. E da qui il mandato ai legali di sporgere querela.