Covid 19, imprudenza ed errori: la disamina di Cannizzo

Covid 19, imprudenza ed errori: la disamina di Cannizzo

di SALVATORE CANNIZZO

Uno scenario che soltanto poco tempo fa avremmo considerato lunare, oggi accompagna la nostra quotidianità. Da fine anno 2019 la nostra vita è cambiata: covid 19 ci induce all’avvicendamento operando in noi doverose sostituzioni per modificarci, mutarci, trasformarci. La realtà ci spinge a nuovi vestiti, diversi da quelli indossati precedentemente, per assumere altra natura e aspetto. L’epidemia porterà con sé anche le spoglie di una politica giunta al capolinea, per far posto ad una più robusta rinascita sociale ed etica civile. Ce n’è di bisogno anche nel nostro Paese. L’esperienza epidemiologica in Italia ha messo a nudo le nostre pecche, i nostri limiti di prudente organizzazione di natura preventiva, col risultato di essere carenti nell’amministrare e ben lontani dal governare. Solo apparentemente i termini appaiono sovrapponibili, ed è un errore abbastanza diffuso. L’amministrare attiene al curare il buon andamento fornendo risposte immediate alle minute richieste; il governare è un prudente esercizio di prospettiva, diretto a immaginare, disegnare e partecipare a realizzare una nuova visione sociale. Prudente non significa affatto aver paura o timore, anzi al contrario. La prudenza è il virtuoso atteggiamento richiesto a colui chiamato ad assumere la responsabilità su persone o cose, la cauta e previdente condotta idonea a prevenire o limitare i danni a sé o verso gli altri. Per troppo tempo siamo stati abituati a guardare la punta delle nostre scarpe, piuttosto che volgere lo sguardo in prospettiva.

Abbiamo commesso errori e paghiamo le conseguenze, frutti di una politica incapace e ottusa, di una classe dirigente deviata che ha incrementato la corruzione nella vita quotidiana di tutti, rendendola normale, accettabile, ovvia. A fine esperienza dell’epidemia solo in Italia conteremo l’assenza di migliaia di persone: morti per quali colpe da attribuire loro? Paghiamo le colpe frutto di una insensata disorganizzazione della rete ospedaliera, che da decenni alimenta sistemi sanitari privi di attenzioni alla medicina di territorio. Mancati prudenti investimenti a sostegno della ricerca scientifica hanno favorito una migrazione di giovani studiosi e ricercatori verso altre nazioni. Siamo costretti, oggi, a prendere atto della mancanza di mascherine e dispositivi di protezione individuale, guanti, letti, respiratori, reagenti; l’imprudenza e l’errore di non essere stati prontamente reattivi a circoscrivere subito le zone rosse, la cui mancata valutazione del rischio sanitario ha generato terreno fertile alla diffusione del virus, nonostante gli ammonimenti dell’O.M.S. segnalavano del grave ed eccezionale pericolo che incombeva.

L’errore di miopia nella scelta del ”non intervento”, che oggi costituisce ping pong di responsabilità fra Governo nazionale e Governo della Lombardia, per non arrecare danni economici a una quantitativamente limitata imprenditoria, ha fatto si che nell’attualità quasi tutto il mondo produttivo nazionale è stato fermato, mettendo a rischio la tranquillità delle famiglie, dei giovani, posti di lavoro e futuro incerto. Non è vero che il nemico è invisibile, l’invasione virale era preveduta in quanto prevedibile, tantè che le dichiarazioni rilasciate dalle Autorità politiche (Capo del Governo, Ministro della Sanità, Protezione Civile, Presidenti di Regione) nel mese di gennaio 2020 assicuravano gli italiani : “state tranquilli, tutto a posto, siamo preparati per affrontare l’epidemia coronavirus”. Scoprire poi che non abbiamo le mascherine, i guanti e i presidi sanitari neanche per quei medici e operatori che occupano la prima linea. Come il mutevole virus che oggi ci ha assalito, per scrollarsi di dosso l’incapacità nel prevedere, la politica si rifugia nella geniale espressione lessicale: eroi, principalmente riferita ai medici.

La politica delle risposte postume avverte il peso della mancata prudenza e degli errori commessi, e legittima la richiesta dei camici bianchi di essere protetti da una norma che depenalizzi il sorgere di responsabilità penali nascenti dal peso dell’emergenza sanitaria, che non può ricadere certo sulle spalle dei singoli medici più di quanto accade già. La politica dà lettura di questo periodo storico col termine guerra, concetto improprio per comprendere cosa oggi stiamo vivendo, se non per giustificare la propria imprudenza nel prevedere, dando forza al coraggio e all’abnegazione di quanti operano nelle corsie ospedaliere. Se la politica ritiene che siamo in guerra ammetterà che esistono i crimini di guerra, cioè violazioni punibili dal diritto bellico internazionale, dove ogni violazione delle leggi di guerra costituisce un crimine di guerra. I primi a essere stati imprudenti, perciò passibili di crimini di guerra, sono i nostri responsabili politici, dimostratisi ancora una volta, a fortiori, imprudenti anche nell’uso della corretta terminologia per la lettura della odierna realtà. D’ora in avanti, non si sa per quanto tempo, vivremo accompagnati da mascherine (più o meno colorate, personalizzate, griffate) e … “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.” (Pirandello, Uno, nessuno e centomila). Maschera che, quando portata a lungo, non vuol più staccarsi dal volto. Tutto questo è lontano parente sia dell’amministrare che del governare. Imprudenza, errori, esagerata somma di errori hanno prodotto il rimedio (purtroppo l’unico oggi disponibile) più immediato e ovvio alla guerra virologica: io resto a casa ! Si, d’accordo, io resto a casa. Anche da casa è possibile costruire un nuovo ponte con più robusta etica civile.