“La meditazione del cuore aperto, in viaggio verso la felicità”  – 8° art.

“La meditazione del cuore aperto, in viaggio verso la felicità” – 8° art.

Si sente spesso parlare di mindfulness e heartfulness, qual è la differenza?

Nella meditazione mindfulness si presta attenzione, momento per momento all’hic et nunc (qui ed ora), in modo intenzionale e non giudicante, col fine di raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza, includendo fatti, pensieri ed emozioni. Ultimamente però l’interesse di molti si sta spostando dalla mente al cuore, indirizzandosi sempre di più verso la tipologia di meditazione heartfulness.

Il dott. Ed Rubenstein, fondatore dell’Heart Based Institute negli Stati Uniti, vanta più di 40 anni di pratica ed esperienza con diversi approcci meditativi integrati alla terapia e nel suo libro “Psychology of the Heart” sostiene che la meditazione mindfulness apporta certamente dei benefici nell’ identificare modelli non produttivi di comportamento, atteggiamenti, pensieri, sperimentando uno stato di consapevolezza che può aiutare a distaccarsi da questi modelli, ma in realtà tale esperienza non è paragonabile alla completezza e all’appagamento che si sperimentano con l’approccio heartfulness. Nella meditazione del cuore aperto infatti si fa esperienza diretta di tutti quei sentimenti di benessere che naturalmente risiedono nel cuore spirituale e pensieri, emozioni, atteggiamenti ecc. scivolano via in modo naturale, senza alcuno sforzo di concentrazione o di osservazione.

Molte persone, dopo aver praticato mindfulness per parecchi anni, spesso dichiarano di raggiungere un momento di stallo. Perché? Qual è il tassello mancante?

Credo che l’esperienza personale raccontata dalla psicologa americana Diana Stone nell’articolo “Mindfulness to Heartfulness: My Journey Back to my Heart” possa aiutarci a capirne le ragioni:

“Ho cominciato a praticare mindfulness con grande dedizione a 22 anni, divenendo più consapevole dei miei pensieri e delle mie emozioni, osservandoli venire ed andare, mi sentivo sicuramente più calma, ma dopo 30 anni di pratica, mi sono resa conto che volevo qualcosa di più. Come un profondo ricordo lontano, c’era come un bisogno di sentirmi a casa. Un luogo pieno d’Amore, accogliente. Continuavo a sperare che una mente tranquilla mi avrebbe condotta lì, che avere consapevolezza delle onde della mia coscienza sarebbe stato sufficiente per portarmi in acque più profonde […] Sapevo assolutamente che l’Amore era nel mio cuore, non nella mia testa. Sapevo anche che l’Amore era l’unica cosa che aveva senso nel mondo in cui vivevo. Nonostante praticassi mindfulness, spesso non ero una persona felice – più felice di quanto lo fossi stata in passato, ma ancora in balia delle mie emozioni […] Ora capisco un principio molto semplice che allora non avevo compreso: la mente non sarà mai fonte di Amore o di gioia. Può essere più calma in alcuni momenti, ma poi qualcosa può accadere e si scatena come un cavallo selvaggio che riesce ad uscire fuori dal recinto. A volte mi sento sciocca, rendendomi conto che tutto quello che volevo era proprio sotto il mio naso – letteralmente”.

Per la dott.ssa Stone, quel momento di stallo si è rivelato un importante trampolino di lancio per cominciare a cercare oltre i suoi pensieri: la quiete mentale raggiunta nei diversi anni di pratica mindfulness non era infatti sufficiente o costante, sentendosi ancora sottomessa alle “perturbazioni” delle emozioni. Le mancava la chiave per connettersi alla fonte di tale pace, all’amore universale e incondizionato, alla saggezza innata della coscienza più profonda; ciò che cercava da tempo, in realtà si trovava più vicino di quanto lei pensasse, ovvero nel suo cuore spirituale.

Connettersi al cuore non è una magia o una qualità che solo pochi possiedono – ci ricorda la dott.ssa Stone – poiché è facilmente accessibile a tutti. Avete notato che il cuore è proprio dove appoggiamo la mano quando sentiamo qualcosa di bello, qualcosa che ci tocca molto profondamente? Il cuore ad esempio è dove sentiamo la sensazione di calore e di gioia quando abbiamo una profonda connessione con qualcuno. Il nostro cuore sembra letteralmente “protendere verso gli altri” in quegli istanti di grande connessione, ma poiché siamo talmente abituati a trascorrere la maggior parte del tempo nei nostri pensieri, spesso crediamo che la risposta debba essere unicamente nella nostra mente, ma in realtà la mente non potrà mai connetterci agli altri alla stessa stregua del cuore.

Pace, calma, felicità e gratitudine non scaturiscono quindi dall’osservare e sperimentare un semplice stato di consapevolezza mentale, ma possono diventare la nostra nuova normalità proprio perché costituiscono la natura del nostro cuore nella sua parte più profonda. Questi sentimenti fanno già parte del nostro bagaglio, indipendentemente dall’ambiente esterno, dalle circostanze o dalle persone presenti nella nostra vita; è possibile infatti fare esperienza di questi sentimenti in qualsiasi momento, anche in circostanze apparentemente non favorevoli.

L’heartfulness è dunque la strada del risveglio del cuore, il portale attraverso cui possiamo vivere la pace, l’armonia e la completezza più profonda che consapevolmente o inconsapevolmente cerchiamo in quanto esseri umani.

Per maggiori informazioni sulla meditazione del cuore aperto, potete contattarmi al seguente indirizzo di posta elettronica: openyourheart.it@gmail.com

Vi ringrazio per l’attenzione e vi do appuntamento al prossimo articolo.