GENESI: LA CADUTA DELL’UOMO

GENESI: LA CADUTA DELL’UOMO

GENESI  – LA CADUTA DELL’UOMO

 Se i primi capitoli della Genesi descrivono con tono ottimistico la creazione, come cosa buona progettata dalla Sapienza divina, i capitoli 3-11 parlano del dramma dell’uomo che, tendendo per sua natura all’autosufficienza, rigetta il dono di Dio. L’uomo, purtroppo, fin dalle origini tende a prescindere dal progetto che Dio gli proponeva, attuando per sua libera scelta un progetto alternativo che lo porta ad infrangere il piano divino. Disubbidendo a Dio, complice l’influsso negativo della potenza demoniaca-tentatrice presente nel mondo, opta per un altro ordine morale da lui stesso conquistato. Il serpente è il tentatore, non è un altro dio; è soltanto una creatura astuta fatta da Dio, drammaticamente necessaria nell’economia del racconto biblico della “Storia della Salvezza”, per porre l’uomo di fronte ad una “prova di fedeltà” verso il suo Creatore e per introdurre quell’elemento della “tentazione” che induce nella donna il desiderio di mangiare il frutto proibito.

In un racconto che utilizza un linguaggio di immagini dalle forti valenze psicologiche, viene descritto un avvenimento primordiale accaduto all’inizio della storia dell’uomo: la ribellione dell’uomo a Dio creatore. Dietro la disubbidienza c’è una voce seduttrice che si oppone a Dio, un angelo decaduto che, rifiutando di servire Dio, ha cercato di associare anche l’uomo nella sua ribellione contro il Creatore. Viene raccontato come la tentazione si insinua facilmente nella psicologia dell’uomo stesso. Il tentatore gli fa balenare la possibilità di diventare simile a Dio, gli inculca la diffidenza, lo incita alla disubbidienza. La donna acconsente mangiando il frutto proibito. Il primo uomo creato da Dio nella santità e nella giustizia universale, compiendo un atto di orgoglio verso il suo Creatore, rompe l’armonia della creazione, innescando uno stato di disordine permanente nel progetto originario di Dio. Entra la morte nella storia dell’umanità!  Dal racconto biblico appare chiaramente come la disubbidienza di Adamo e Eva, che con atto volontario e consapevole cedettero al demonio, rifiutando il progetto di amore che Dio aveva preparato per loro, fu la causa dell’entrata del peccato nel mondo.

Da qui nasce il dramma del cosiddetto <peccato originale> che fin dalle origini ha macchiato la realtà di ciascun uomo. È così che il primo uomo creato da Dio cade nel peccato. Da questo momento, per tutto l’arco della sua vita, l’uomo, che con l’atto di ribellione aveva tentato di impossessarsi di ciò che era riservato esclusivamente a Dio, è destinato a lottare quotidianamente contro le forze del male che lo tenteranno in ogni luogo e in ogni momento. L’uomo d’ora in poi sarà costretto a lottare contro le insidie e le tentazioni del maligno per restare unito al bene. La narrazione del ‘peccato delle origini’ stigmatizza il ruolo operato dalla tentazione permanente e insieme la situazione di disordine in cui l’umanità viene a trovarsi dopo la caduta dei progenitori.

Gli effetti della disubbidienza a Dio saranno drammatici e dolorosi per la specie umana. La conseguenza immediata non è la morte fisica, ma la morte spirituale. La coppia è allontanata dal ‘giardino del dialogo’ con Dio che ora sentono lontano e ostile; il loro destino di colpo è cambiato. La Bibbia ci fa capire che la ‘radice del peccato’ sta nel riporre fiducia unicamente in se stessi; ci fa comprendere che il peccato è un ‘male morale’ generato all’interno della libertà dell’uomo stesso. Comprendiamo allora come Dio non è in alcun modo responsabile, né direttamente né indirettamente, del male che imperversa nel mondo. Alla domanda che spesso viene posta: “perché Dio non ha impedito al primo uomo di peccare?” o “perché Dio che è amore permette che possa esistere il male?”, risponde la Scrittura: ‘Dio permette l’esistenza del male per trarne da esso un bene più grande’.

Il problema del male, quindi, diventa una questione puramente “antropologica”, cioè legata all’uomo stesso e all’utilizzo che egli fa del suo libero arbitrio. Allora si può capire come Dio non è in alcun modo responsabile, né direttamente né indirettamente, del male del mondo: causa e vittima n’è dunque l’uomo stesso!

La realtà del peccato non può essere percepita al di fuori del profondo legame instaurato da Dio con l’uomo all’atto del “progetto creazione”. Per comprendere a fondo la ‘radice del peccato’ è necessario conoscere anzitutto il disegno di Dio per l’uomo, e solo conoscendo la ‘vera natura del peccato originale’ è possibile comprendere la grandezza e l’insostituibilità della “Redenzione”. La Bibbia, nel rivelare il suo dominio regale e la sua maestosa grandezza, afferma che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e l’ha costituito nel suo progetto d’amore “liberamente” sottomesso al suo Creatore. Nella sua infinita bontà, rispetta la libertà e l’autonomia d’ogni sua creatura, permette che essa possa deviare, costituendola unica responsabile dell’uso che fa delle cose. Sulla base delle sue scelte si deciderà il suo destino. Ciò vuol dire che l’uomo, creatura fatta da Dio, deve riconoscere la sua naturale finitezza, accettando le leggi della creazione. Egli è obbligato a rispettare le norme morali che regolano l’uso della libertà, se vuole aspirare alla piena realizzazione attraverso la sua esperienza di vita.

L’origine del male, allora, non può essere attribuito a cose o manifestazioni esterne, o a cause sociali e politiche, ma unicamente all’io interiore delle persone: ai cattivi pensieri, all’egoismo, alla prevaricazione, alla cupidigia. Finché la creazione non avrà riconquistato la sua perfezione originaria, il male e il bene dovranno coesistere. Ciò consentirà a Dio, nella sua infinita bontà e misericordia verso gli uomini peccatori, di farci vedere dove sta il male e dove sta il bene, di farci capire l’essenza e la radice del male, e di farci scoprire attraverso le vie oscure e misteriose della Provvidenza che, per mezzo della fede, da un male si può trarre il bene.

Possiamo comunque confortarci con una nota di speranza che ci proviene dalla Bibbia stessa: ‘alla fine dei tempi il male sarà sconfitto definitivamente e prevarrà su tutto e su tutti il bene’.

In linea di principio, Dio non permetterà mai che il male possa contaminare in modo permanente le opere della sua creazione.