LE ORIGINI STORICHE DEL MONOTEISMO GIUDEO-CRISTIANO:Un enigma inspiegabile

LE ORIGINI STORICHE DEL MONOTEISMO GIUDEO-CRISTIANO:Un enigma inspiegabile

APPRENDIMENTO DI BASE: Sono avvolte nel mistero le origini della religione abbracciata dal popolo ebraico che ben presto si esplicitò in un rigido monoteismo, con la venerazione di un Dio unico e universale al quale gli uomini devono guardare come ad un modello morale. La coscienza di essere un popolo eletto rinsalda nel popolo d’Israele un vincolo che non è né culturale, né sociale, né politico, ma prettamente religioso. Una concezione rivoluzionaria della divinità che di colpo si pone su posizioni antitetiche nei confronti delle religioni politeiste praticate all’epoca dai popoli antichi del Vicino Oriente. Stupisce come questa religione, sfociata successivamente nel giudaismo, dopo oltre tremila anni resista fino ad oggi; ma stupisce ancora di più come il popolo d’Israele sia riuscito a sopravvivere, a fronte delle oppressioni e delle dominazioni subite da altri popoli che all’epoca avevano basi etniche, culturali, economiche, militari e religiose ben più solide di quelle del popolo ebraico. È sintomatico come nel corso dei millenni, dalle origini ai giorni nostri, nessuna potenza al mondo sia mai riuscita a cancellare il luogo e il popolo scelto da Dio per manifestarsi nella storia.

APPROFONDIMENTO: La Bibbia è il libro che narra la vicenda in cui Dio sceglie il popolo di Israele, privilegiandolo con una rivelazione unica, per annunciare a tutto il mondo e a tutti gli uomini la sua “Parola”. La storia politica di Israele inizia con la migrazione di un gruppo di persone guidate da Abramo; probabilmente è collegata con un nuovo movimento religioso che pone le prime basi della futura fede monoteistica di Israele. Gli scrittori ebraici cominciarono a parlare di monoteismo almeno dieci secoli prima della nascita di Gesù, quando Israele era costituito da un piccolo gruppo etnico stanziato in un angolo del Medio Oriente: un popolo debole, incolto e seminomade che apparve verso il 1200 a.C.

È singolare che della gente s’arroghi la convinzione di dover giocare un ruolo privilegiato nella storia religiosa del mondo per un misterioso compito che Dio gli avrebbe affidato: una pretesa in apparenza delirante, ma incredibilmente confermata dagli eventi storici. Ma, se ci lascia stupiti una simile certezza e la chiarezza di conoscenza che Israele ha di sé sullo sfondo della storia universale, meraviglia ancor di più l’origine di questa fede fondata su Jahvè, il Dio d’Israele: una concezione rivoluzionaria della divinità rispetto alle civiltà del mondo antico, notoriamente politeiste sul piano della religiosità. Dallo studio comparato delle religioni si evince che la storia della divinità è sempre il risultato di un’evoluzione. Questo popolo, invece, sembrerebbe arrivare in maniera repentina ad una concezione monoteistica, venerando un Dio unico e universale, un Dio santo e giusto al quale gli uomini devono guardare come ad un modello morale. La coscienza di essere un “popolo eletto”, con un rapporto privilegiato che lo univa a Dio, e soprattutto la convinzione di essere un popolo diverso rispetto agli altri popoli vicinori, rinsalda nel popolo d’Israele un vincolo che non è né culturale, né sociale, né politico, ma prettamente religioso, vincolato ad un autentico rapporto con un unico Dio. Esso sfocia in un modello culturale basato unicamente sulla fede rigorosa nel riconoscere l’assoluta e unica signoria di Jahvè. Ne scaturì una “legge” e un insieme di prescrizioni che regolavano la vita morale, sociale e religiosa del popolo. Questa legge, da cui si faceva dipendere la loro esistenza, portò il popolo d’Israele ad adottare uno stile di vita che si differenziava nettamente da tutti i popoli del Vicino Oriente. Una concezione straordinaria per quell’epoca, le cui origini sfuggono ad ogni interpretazione della scienza moderna.
L’enigma storico diventa ancor più difficile da interpretare se si considera che questo popolo sovverte i principi storici secondo i quali il sistema religioso di una società è legato anche al suo sviluppo globale. Possiamo rilevare, invece, che al primato indiscusso nella concezione religiosa si contrappone una netta inferiorità socio-economica del popolo ebraico. Nel solo bacino del Tigri e dell’Eufrate, da cui proviene Israele, giungono e fioriscono popoli mesopotamici che in qualche migliaio di anni scompaiono, alcuni dei quali con basi etniche, culturali, economiche, militari e religiose ben più solide di quelle degli Ebrei: Assiri, Babilonesi, Sumeri, Ittiti, Medi e Persiani. Guerre perdute, invasioni e persecuzioni determinano per tutti il declino e la fine della loro società, della loro cultura, della loro religione e della razza stessa, tranne per Israele, che resta l’unico popolo a conservare nel tempo la propria identità e le proprie origini. Nonostante che i secoli hanno visto il popolo d’Israele sovente maltrattato, oppresso, perseguitato o costretto a disperdersi oltre i suoi confini, nonostante che nel corso della storia la terra d’Israele sia stata vittima predestinata delle ambizioni e delle spinte espansionistiche di potenze straniere, quali l’Egitto, Babilonia, l’Assiria, la Persia e per ultimo l’Impero Romano, il popolo ebraico ha sempre misteriosamente resistito ad ogni causa dissolvente. A tutt’oggi Israele sopravvive e continua a credere nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. La sua storia travagliata si perpetua. Come da sempre è in lotta con i popoli vicinori nel difendere la terra assegnata da Dio. Ma è sintomatico come nel corso dei millenni, dalle origini fino ad oggi, nessuna potenza al mondo sia mai riuscita a cancellare il ‘luogo’ e il ‘popolo’ scelto da Dio per manifestarsi nella storia. Indubbiamente un evento misterioso, ma che non ci può esimere da una profonda riflessione!