DIO SI RIVELA ALLA MANIERA UMANA

APPRENDIMENTO DI BASE: Gli agiografi dell’A.T. presentano Dio alla maniera antropomorfa, cioè con lo stesso linguaggio col quale si fanno riconoscere i comuni sentimenti umani, anche se lo descrivono infinitamente al di sopra dell’uomo e mai affermano che egli abbia un corpo simile a quello umano. È un Dio sempre vicino all’uomo, un Dio vivo che parla personalmente all’uomo, un Dio che gli mostra il suo amore e la sua giustizia, ma anche il suo sdegno e la sua ira. Un Dio che nella sua funzione pedagogica viene raffigurato secondo gli schemi umani, presentando se stesso come modello da imitare e facendosi conoscere personalmente mediante le sue opere e attraverso il suo concreto intervento a favore del popolo eletto. Appare evidente la preoccupazione degli autori veterotestamentari di evitare di presentare Dio come un soggetto astratto e irraggiungibile, un Dio comunque diverso da quello della filosofia greca. Anche se le sembianze antromorfe potrebbero apparire un ostacolo allo sviluppo di un’idea spirituale di Dio ciò, invece, sembrerebbe preludere al concetto di ‘incarnazione’ del Nuovo Testamento.

APPROFONDIMENTO: La Bibbia descrive Dio alla maniera umana, cioè come una persona avente l’aspetto, la forma, di una esistenza corporea, nonostante di Lui non si dica mai che ha un corpo simile a quello umano. Nell’A.T. Dio plasma l’uomo con le sue mani, lo ama, prova compassione e misericordia, si pente, consiglia, mostra la sua collera, combatte a fianco del suo popolo, disprezza, prova disgusto, si vendica, reprime con la punizione ogni infedeltà e così via. É curioso sottolineare che i passi nei quali è detto che Dio prova piacere e gioia, sono straordinariamente pochi di fronte a quelli nei quali si parla della sua collera. Questo perché nelle sue relazioni con l’uomo Dio si trova a contatto prevalentemente con la disobbedienza e il peccato. Perciò non desta stupore la constatazione che le pagine dell’A.T. nelle quali Dio è presentato come giudice severo, abbiano nettamente il sopravvento su quelle dove è presentato come amorevole e misericordioso. Quali che siano le parole, le immagini o le espressioni, talora anche pittoresche usate dagli agiografi, è sempre lo stesso Dio in continuo contatto diretto con l’uomo, un Dio che gli parla personalmente, un Dio che gli mostra il suo amore, la sua giustizia, ma anche il suo sdegno o la sua ira. Un Dio che nella sua funzione pedagogica viene raffigurato secondo gli schemi umani: educa il suo popolo presentando se stesso come modello da imitare, impartisce il suo insegnamento non solo comunicando delle nozioni ma anche facendosi conoscere personalmente mediante le sue opere e attraverso il suo ‘concreto’ intervento a favore del popolo eletto. L’accentuato antropomorfismo con cui il V.T. presenta Dio sottolinea la preoccupazione degli autori veterotestamentari di evitare di pensarlo come una astrazione, ma di mostrare un Dio vivo e, comunque, sempre vicino all’uomo. Un Dio sicuramente diverso da quello della filosofia greca, che l’aveva tratteggiato come una figura astratta, irragiungibile, lontana dall’uomo, impassibile di fronte alle vicende umane.
Il Dio così come è presentato dagli autori veterotestamentari, in sembianze antropomorfiche, potrebbe apparire di ostacolo allo sviluppo di un’idea veramente spirituale di Dio. Invece, sembrerebbe preludere alla dottrina neotestamentaria dell’incarnazione. Potremmo affermare che l’antropomorfismo dell’A.T. evolve nel concetto di ‘incarnazione’ del N.T. dove gli autori neotestamentari ci presentano lo stesso Dio, ma nelle “vesti uniche” di Padre e di Dio amore, totalmente buono e compassionevole, misericordioso e pronto al perdono nei confronti dei peccatori.