LA FIGURA DI GESU’ – Un faro che illumina la nostra vita

LA FIGURA DI GESU’ – Un faro che illumina la nostra vita

L’IDENTIFICAZIONE DELLA FIGURA DI GESU’ rappresenta un problema che va affrontato attraverso l’analisi integrata delle tre categorie che definiscono la figura complessa di Gesù: il “Gesù Storico”, quello studiato attraverso l’analisi delle fonti storiche e il metodo storico-critico, il “Gesù Terreno”, quello desunto dal racconto degli evangelisti, il “Cristo della Fede”, quello che emerge attraverso le elaborazioni teologiche post-pasquali. Al di là dei modelli e dei titoli cristologici attribuibili o attribuiti a Gesù nei Vangeli, i documenti maturati dagli atti di fede delle prime comunità cristiane dopo l’evento pasquale, manifestano all’umanità il volto definitivo di Dio, il Padre, e la figura di Gesù, il Figlio unigenito. È un evento che si connota con le caratteristiche peculiari di un’autorivelazione, e che si esplicita come una sorta di ‘complementarietà funzionale’ in un rapporto di ‘reciproca osmosi’ tra il Padre e il Figlio.

In Gesù convergono e hanno compimento tutte le azioni salvifiche di Dio riferite all’Antico Testamento, a conferma della medesima identità del Dio dell’Antico e del Nuovo Testamento. Anche se il giudaismo ufficiale ha rivendicato per sé nel progetto della rivelazione di Dio un ruolo preminente ed esclusivo per il popolo d’Israele, attraverso una attenta analisi dei temi fondamentali dell’Antico Testamento si rivela che non ce ne sia uno che non trovi continuità e sviluppo nel Nuovo Testamento. Pertanto, in uno schema d’interpretazione moderna, l’interdipendenza tra l’Antico e il Nuovo Testamento va visto come rapporto di “predizione” e di “compimento”. Lo studio teologico del cristianesimo è incompleto se non si individuano, da un lato l’unità sul piano teologico e l’unicità spirituale, e dall’altro lato i rapporti di correlazione e di reciprocità tra l’Antico e il Nuovo Testamento.

Il Gesù riconosciuto come il Messia nei testi evangelici non è realmente identificabile con una qualche figura dell’A.T. La sua figura è riconosciuta come il Messia solo perché unifica nella sua persona tutte le predizioni dell’A.T. che si possono definire “messianiche”. Era necessaria la crescita religiosa di Israele affinché “Gesù” potesse essere identificato per ciò che egli veramente rappresentava: cioè “la chiave” per la comprensione dell’A.T., “la sintesi” del Piano di Dio per la ‘Salvezza’.

In effetti l’identificazione dell’immagine storica di Gesù sfugge a tutte le categorie di interpretazioni razionali, a metodologie esegetiche o a programmi religiosi ben definiti, tendenti a trasformare la fede cristiana in un rigido modello religioso stereotipato e dai confini ben delimitati. Bisogna sempre fare i conti con quel Gesù “idealizzato” che ognuno di noi si è costruito a misura. Quel Gesù a cui ciascuno di noi vorrebbe guardare per vedervi se stesso e le proprie intime esigenze. Un’attenta e obiettiva riflessione però ci fa intravedere i nostri limiti. Gesù frustra tutti i tentativi di inquadrare la sua identità e la sua dottrina entro rigidi canoni. La sua immagine, gira e rigira, rimane sempre avvolta dal mistero perché rientra in molte categorie, ma nessuna di esse si adatta in  maniera soddisfacente ad inquadrarlo in modo esaustivo. Il pensiero umano, attraverso l’unica via della ragione, non riuscirà mai ad impadronirsene perché il mistero di Gesù non si trova nelle prove storiche, ma dentro lo Spirito e la libertà di coscienza che abitano dentro di noi. Per questo motivo Gesù rimarrà sempre un enigma per ogni ricercatore storico che, illuso di aver trovato la chiave del “Gesù storico” attraverso la ricerca empirica, acquisirà la consapevolezza dei propri limiti, approdando solo a stadi di probabilità per scaturire, alla fine, in visioni e pensieri differenti tra i vari studiosi.

Gesù non ha lasciato nulla di scritto, l’unica storia vera di Gesù che possediamo è quella dei Vangeli che, come abbiamo più volte ribadito, non ci trasmettono un evento storico ma mirano a ritrarre il “Gesù terreno” all’interno di un ‘evento di fede’ inserito nel piano di Dio della Salvezza, volto a interpellare l’uomo per stimolarlo a ricercare il senso dei valori religiosi della vita.

L’unica sicurezza che ci rimane sull’immagine vera e autentica di Gesù è quella di una ‘figura’ da cui emana un ‘raggio di luce’ che cresce ed evolve lungo i secoli, ‘un raggio di luce’ che sicuramente non poteva provenire da un comune essere umano, un ‘raggio di luce’ da cui si sprigiona una “forza di Verità” in grado di orientare l’uomo nel vivere del quotidiano, di una ‘persona’ a cui bisogna guardare come ad un ‘FARO’, il cui ruolo funzionale è quello di stimolare ciascuno di noi a dare una risposta personale di adesione alla chiamata di Dio. A Lui dobbiamo affidarci nella preghiera con la “consapevolezza” di essere sulla strada giusta e nella “certezza” che Gesù è presente in mezzo a noi e dentro ciascuno di noi.

                                             “Gesù è lo stesso, ieri e oggi e nei secoli” (Eb. 13,8)