Banconote distrutte nella “discarica del mistero” di Acate

Banconote distrutte nella “discarica del mistero” di Acate

Ci sono anche robuste quantità di banconote distrutte e poi compattate in cilindri nella “discarica del mistero” di contrada Rinelli, in territorio di Acate. Si tratta di banconote vere o false? Si tratta di euro, di altra valuta oppure di banconote delle vecchie lire andate al macero chissà da quanti anni? Mistero, per l’appunto. Ma non è la sola circostanza strana che si evince esaminando l’area, sotto sequestro da oltre un anno ma mai bonificata: ci sono anche documenti con dati sensibili provenienti anche da fuori provincia, come Siracusa o Catania. Perché banconote e documenti sono stati interrati in quell’area, appositamente scavata con l’ausilio di mezzi meccanici? Chi lo ha deciso a suo tempo? E perché? Le indagini sono state affidate alla polizia locale, che, a quanto è dato sapere, ad oggi non avrebbe cavato un ragno dal buco. Insomma, tanti misteri racchiusi in questa maxi discarica a cielo aperto, degni di una mediocre fiction. Ma questa è invece la realtà dei fatti, come a suo tempo scoperto e denunciato dall’attivista Riccardo Zingaro, che parla di “Bomba ecologica con rifiuti imballati di non precisata natura, alcuni dei quali si sono infiltrati, anche a causa delle piogge, nel sottosuolo della zona, proprio nei cui pressi insistono pozzi per uso irriguo. E un maggiore rischio di inquinamento, peraltro molto grave, si potrebbe concretizzare con un eventuale incendio del materiale ospitato nella discarica abusiva. Non ci sarebbe davvero altro tempo da perdere prima di un eventuale disastro, anche perché, finora, di tempo se ne è perso anche troppo. Da parte sua il sindaco di Acate Giovanni Di Natale, interpellato da La Sicilia sulla contorta vicenda, si è limitato a dire che “L’incartamento del sequestro dell’area è nelle mani delle procura di Ragusa, da cui ad oggi non sono arrivate indicazioni su come procedere o sulle determinazioni da assumere, per questo la discarica non è stata ancora bonificata”. Che l’incartamento cui fa riferimento il primo cittadino giaccia dunque ancora in qualche ufficio giudiziario, all’ombra di altri pesanti faldoni che attendono di essere visionati da chi di dovere?