Il carabiniere Corallo sull’omicidio Lucifora: “Sono innocente”

Il carabiniere Corallo sull’omicidio Lucifora: “Sono innocente”

Davide Corallo (foto), il 33enne carabiniere che inizialmente era stato indicato come il presunto omicida del cuoco modicano Peppe Lucifora e poi assolto e scarcerato dopo 2 anni in cella, ha ribadito la sua innocenza mettendoci la faccia nella trasmissione Quarto Grado (qui il video dell’intervista). Corallo ha spiegato che aveva conosciuto Lucifora tramite un amico in comune. Si sarebbero incontrati una ventina di volte prima della morte del cuoco, appresa da Corallo tramite Facebook. “I miei colleghi mi hanno comunicato che ero indagato per omicidio. Non è una cosa che mi aspettavo. Ci sono rimasto male ma ho sempre creduto nella giustizia”. Corallo e Lucifora non avrebbero mai litigato, stando alle dichiarazioni dello stesso carabinieri ai microfoni di Quarto Grado. Intanto la procura di Ragusa e la parte civile ricorreranno in appello avverso la sentenza di assoluzione dell’unico imputato nel processo scaturito dall’omicidio del cuoco modicano. Corallo era stato assolto dai giudici della Corte d’Assise di Siracusa. Per i magistrati giudicanti non è lui l’omicida e lo hanno assolto con la formula per non avere commesso il fatto. La pubblica accusa aveva chiesto 16 anni di carcere. I giudici invece avevano assolto l’imputato, disponendone l’immediata scarcerazione. Il processo era stato celebrato con il rito abbreviato. Ora quindi è stato ufficializzato che procura iblea e parte civile impugneranno la sentenza dinanzi alla corte d’Assise d’appello di Catania. La procura ha deciso di proporre appello dopo aver letto le motivazioni depositate dalla corte d’Assise di Siracusa. Peppe Lucifora fu trovato senza vita il 10 novembre del 2019 nella sua casa al quartiere Dente a Modica nella stanza da letto chiusa dall’interno e di cui non fu mai ritrovata la chiave. Corallo fu arrestato nel giugno del 2020 con l’accusa di aver ucciso il cuoco per motivi passionali. Ad incastrarlo furono delle tracce biologiche trovate dai Ris nel lavandino del bagno della casa di Lucifora. Ma per Corallo era normale che ci fossero sue tracce nell’abitazione, dal momento che l’aveva frequentata spesso. Secondo l’accusa, Lucifora sarebbe stato prima tramortito e poi strangolato: l’autopsia sul cadavere appurò che morì per asfissia, dopo essere stato picchiato senza che avesse opposto resistenza al suo carnefice. Furono i familiari a lanciare l’allarme, dopo aver tentato invano chiamarlo al telefono e a casa. I vigili del fuoco sfondarono la porta dell’appartamento trovando Lucifora riverso a terra senza vita. Si ricomincia dunque da zero in un omicidio dai contorni mai fin troppo chiari che sconvolse una città intera e che ora resta ancora senza un colpevole.