I funerali di Brunilda si faranno in Albania. Autopsia eseguita

I funerali di Brunilda si faranno in Albania. Autopsia eseguita

E’ stata eseguita l’autopsia sul corpo della 37enne albanese Brunilda Halla, ammazzata a coltellate da un 28enne di Vittoria ora in carcere. Gli esiti dell’esame autoptico non saranno disponibili prima dei canonici 60 giorni. Il corpo della donna è stato quindi restituito alla famiglia per poterne consentire i funerali, che saranno celebrati in Albania, dopo l’espletamento delle incombenze burocratiche. Le spoglie della vittima della follia omicida del 28enne vittoriese riposeranno quindi nella terra natia, su preciso volere dei familiari. Intanto è emerso il dato che il 28enne che ha ammazzato con almeno 6 coltellate la donna meditava da qualche tempo di farla finita: lo si evince da una lettera ritrovata dai genitori tra le cose del figlio, arrestato dai carabinieri in quanto reo confesso dell’omicidio della giovane mamma di 2 figli, un maschio di 14 anni e una femmina di 16. Ben prima del crudo fatto di cronaca, quindi, il 28enne pensava di togliersi la vita, sentendosi tagliato fuori e penalizzato dalla società. La donna, involontaria vittima designata della follia omicida, è stata accoltellata davanti al portone di casa, mentre lo stava chiudendo per uscire. Non si sarebbe accorta dell’assassino, dal momento che le è arrivato alle spalle, morendo prima dell’arrivo dei soccorsi e della corsa in ambulanza verso l’ospedale Guzzardi. Il 28enne era poi fuggito, nascondendo una maglietta sporca di sangue e il coltello nell’anfratto di un muro vicino ad una tabaccheria, come aveva egli stesso dichiarato agli inquirenti che lo avevano arrestato in casa sua, dopo aver visionato le immagini delle telecamere di telesorveglianza. Il giovane aveva dapprima negato i fatti, ma poi aveva confessato tutto, sostenendo di aver scelto la vittima a caso, senza sapere nemmeno conoscerla e ignorando che si trattasse di una donna di nazionalità albanese, agendo come forma di rivalsa nei confronti di una società, che, come accennato, lo avrebbe discriminato, emarginato, isolato e bullizzato. Il giovane, nell’interrogatorio di garanzia dinanzi al magistrato, alla presenza dei suoi legali di fiducia, avrebbe detto anche si sentire delle voci nella testa, non esplicitando però il messaggio di queste voci. La difesa punta ora all’incidente probatorio per accertare se il particolare stato psichico del 28enne possa aver influito, e in che modo, nel brutale omicidio. La stessa procura aveva definito il 28enne “Un soggetto problematico”, non a caso sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio (Tso) già nel lontano 2016, quando aveva solo 22 anni. Eppure il giovane aveva avuto la lucidità di acquistare il coltello a serramanico online, si presume con il preciso intento di usarlo per fare del male a qualcuno, come poi nei fatti è accaduto. Sempre l’assassino, dopo l’omicidio, aveva mantenuto il sangue freddo per ragionare e liberarsi dell’arma e della maglietta sporca di sangue per non essere collegato al delitto. Tuttavia non aveva tenuto conto delle telecamere che lo avevano ripreso durante tutte le fasi del delitto, commesso in strada, nella trafficata zona di via Firenze, una direttrice che attraversa di fatto tutta Vittoria. Anche le testimonianze si erano dunque rivelate preziose per risalire all’identità del 28enne.