Indagini su 2 auto per la barbarie del pony torturato

Indagini su 2 auto per la barbarie del pony torturato

Ha indignato e sconcertato l’intera provincia di Ragusa e non solo l’orribile atto di barbarie perpetrato ai danni di un pony femmina di 10 anni, attaccato ad una macchina in corsa e trascinato per almeno 3 chilometri prima di essere abbandonato agonizzante sul ciglio della strada, nelle campagne di Acate. L’animale è stato abbattuto perché non avrebbe in ogni caso potuto sopravvivere, a causa delle profonde ferite lacero contuse e delle numerose fratture. La carcassa è stata incenerita in un centro apposito del Catanese. Indagini in corso su 2 auto riprese dalla videocamere pubbliche e private di sorveglianza presenti nella zona della barbarie. Una delle 2 macchine era quella il cui “uomo” alla guida aveva trascinato il pony, rubato circa una settimana prima ad un anziano agricoltore della zona, decretandone una morte lenta e atroce. “Siamo ben oltre i maltrattamenti. Questa è barbarie. Un gesto disumano che è impossibile accettare”: così Sonny Richichi, presidente di Ihp (Italian Horse Protection, la prima associazione italiana di tutela degli equidi) commenta la terribile vicenda. “Chi commette reati di questo genere in una società civile non dovrebbe restare impunito o quasi – prosegue Richichi – invece, purtroppo, in Italia non possiamo ancora definirci una società civile perché le pene detentive per chi compie gesti mostruosi e vigliacchi come questo non vengono praticamente mai applicate, anche se in punta di diritto sarebbero previste. Chi ha torturato quella povera bestia fino a farla morire probabilmente non farà un solo giorno di carcere: occorre rivedere la legge e perseguire questi reati in misura degna”. Ihp ha preso immediatamente contatto con l’Oipa di Ragusa e l’Oipa nazionale: seguirà da vicino la vicenda e darà tutto il proprio supporto per ottenere una giusta applicazione delle leggi una volta che il colpevole sarà individuato. «In tutta la mia vita non ho mai visto immagini così dure e sconvolgenti – ha detto Riccardo Zingaro, responsabile provinciale dell’Oipa – una crudeltà, una barbarie cui non si può credere».