Sono 21 gli indagati per la morte per covid di Calogero Rizzuto

Sono 21 gli indagati per la morte per covid di Calogero Rizzuto

Sono 21 gli indagati per la morte per covid di Calogero Rizzuto, già soprintendente di Ragusa, proprio quando sono state depositate le perizie in cui si legge che “I medici avrebbero potuto effettuare ulteriori controlli, anche se in riferimento al covid ci si trovava un contesto di scarsa letteratura scientifica”. Rizzuto morì nel marzo del 2020 all’Umberto I di Siracusa. I magistrati, dopo la denunce della famiglia della vittima, aprirono un’inchiesta per omicidio colposo, affidando la consulenza per accertare eventuali responsabilità. Nelle perizia si evidenzia “L’assenza di approfondimenti diagnostici e il ricovero ospedaliero sulla evidente sintomatologia respiratoria acuta e febbrile accusata da Rizzuto”. In sostanza, per i periti, “Si sarebbe potuto fare di più sia nella valutazione del 9 marzo 2020, invece della sola esecuzione del tampone diagnostico, senza alcuna valutazione clinica, sia nella visita effettuata in data 11 marzo 2020, dove non fu predisposto un approfondimento diagnostico differenziale tra patologia covid correlata o altra affezione. A tal proposito – proseguono i periti – l’esecuzione di esami di laboratorio ed indagini radiologiche specifiche (radiografie del torace o tac) avrebbero consentito di anticipare la diagnosi di polmonite da covid e cominciare il trattamento farmacologico e di supporto respiratorio necessario”. Nella relazione del responsabile di malattie infettive si evidenziava che Rizzuto avesse rifiutato il ricovero in ospedale, circostanza contestata dalla famiglia, “Ma in questo caso – si legge ancora nella perizia – c’è l’impossibilità da parte nostra di accertare come siano realmente andati i fatti”. I consulenti sostengono, infine, che “Il coordinamento del responsabile del Centro di prevenzione avrebbe dovuto prendere in carico il paziente invece di lasciare il medico curante come unico gestore del caso clinico”. Ma ci sono delle attenuanti. “A causa delle scarse conoscenze della patologia da covid – concludono i periti – non è possibile affermare che una maggiore tempestività nella formulazione diagnostica avrebbe con altra probabilità logica prossimo alla certezza evitato il decesso del paziente”.