Omicidio Sciortino a Vittoria: passi in avanti della polizia

Omicidio Sciortino a Vittoria: passi in avanti della polizia

Passi avanti nelle serrate indagini che la polizia di Stato sta conducendo per identificare gli autori dell’omicidio del 50enne Orazio Sciortino, avvenuto a Vittoria lo scorso 29 giugno. E’ stato difatti rinvenuto in contrada Musenna, all’interno di un agrumeto abbandonato, il motociclo guidato da Sciortino poche ore prima di essere assassinato. Tale rinvenimento è stato ritenuto dagli organi investigativi di fondamentale importanza per il prosieguo delle indagini dirette all’individuazione dei responsabili di un così grave fatto di sangue.

L’omicidio di Orazio Sciortino, secondo gli inquirenti, non è comunque riconducibile ad una matrice mafiosa. Lo spessore criminale attuale della vittima e le modalità di esecuzione in un terreno in contrada Cappellaris, nei pressi del cimitero di Vittoria, non farebbero pensare ad un gesto mafioso. L’autopsia ha confermato che l’uomo è morto per i 2 colpi di fucile che lo hanno colpito al collo e al torace a distanza piuttosto ravvicinata. Probabilmente Sciortino si trovava in quel terreno a quell’ora tarda per un appuntamento con colui che poi lo avrebbe ammazzato.

I DETTAGLI DELL’OMICIDIO
Un ex pentito fuoriuscito dal programma di protezione circa 18 anni fa è stato giustiziato con 2 colpi di fucile al collo e al torace, nella tarda serata di lunedì, nel suo stesso terreno di contrada Cappellaris, in aperta campagna lungo la provinciale per Santa Croce. E’ un omicidio che ricorda gli anni più bui di Vittoria quello dell’ex collaboratore di giustizia Orazio Sciortino. Il cadavere è stato trovato dal proprietario del podere limitrofo a quello della stessa vittima, riversa per terra a faccia in giù. Nessuno avrebbe sentito gli spari, nel silenzio della zona rurale, né tantomeno avrebbe visto niente. Nessun testimone, in sostanza. Da accertare cosa ci facesse a quell’ora tarda Sciortino fuori di casa, nel suo appezzamento di terreno.

Non è escluso che avesse un appuntamento con qualcuno, forse con colui che lo ha ammazzato, cogliendolo di sorpresa senza dargli il tempo di difendersi. Saranno le indagini a fare luce sulla dinamica e sul movente, anche se si tende al momento ad escludere la pista di mafia. Il 50enne, in passato riconducibile al clan Carbonaro Dominante, con le sue dichiarazioni contribuì a ricostruire alcuni delitti di mafia, tra cui la sanguinosa strage di San Basilio del 2 gennaio 1999, nota anche come strage del bar Esso, in cui morirono 5 persone in una stazione di servizio alle porte della città. L’obiettivo del commando erano Angelo Mirabella, referente del clan della Stidda di Vittoria, Rosario Nobile e Claudio Motta, ritenuti affiliati al clan Dominante. Ma finirono crivellati di colpi di arma da fuoco anche 2 incolpevoli tifosi del Vittoria calcio, Rosario Salerno, 28 anni, e Salvatore Ottone, di 27, che si trovarono al posto sbagliato nel momento sbagliato. Si salvò soltanto il barista che si nascose dietro il bancone e fu risparmiato dai sicari.

Eppure, secondo gli inquirenti, l’omicidio Sciortino di lunedì sera non sarebbe riconducibile ad una matrice mafiosa, quanto piuttosto ad un regolamento di conti tra la manovalanza locale per la spartizione di qualche bottino relativo a furti o rapine. Orazio Sciortino, difatti, era stato arrestato dai carabinieri circa 4 mesi fa in quanto ritenuto responsabile di diversi furti nelle campagne del ragusano, insieme ad altri 2 vittoriesi. Sciortino, come accennato, era ormai da quasi un ventennio fuori dal programma di protezione. I tempi in cui temeva per la propria vita e per quella dei suoi cari a causa di possibili ritorsioni dai clan per essere diventato un collaboratore di giustizia erano ormai un ricordo. Sciortino si era sempre mantenuto sopra le righe e di recente si era reso protagonista di reati contro il patrimonio. Una pista certamente più fresca su cui stanno lavorando gli inquirenti, pur non tralasciando a priori altre ipotesi che appaiono comunque molto più remote.