Lo scempio degli alberi secolari con fucilate in pieno giorno

Lo scempio degli alberi secolari con fucilate in pieno giorno

Continua senza sosta la distruzione selvaggia degli alberi di carrubo ed olivo in contrada Zimmardo, associata a minacce ed intimidazioni oramai addirittura, incredibile ma vero, che si palesano con fucilate in pieno giorno, come denuncia la vittima principale di questa faida, ovvero Corrado Rizzone, dottore agronomo e proprietario di una casa e di estesi terreni nella zona. L’azione continua degli avvelenatori ha di fatto annullato l’intera produzione di carrube ed olive del 2020, compromettendo definitivamente la produzione del fondo per i prossimi 20 anni. Danni enormi che oramai superano il milione e mezzo di euro sotto l’aspetto della produzione, senza contare il fatto che il paesaggio agricolo di interesse naturalistico, storico e culturale risulta ormai completamente devastato.

Corrado Rizzone, che è anche presidente dell’ente pubblico “Consorzio Stradale Bellamagna Zimmardo”, dichiara: “Sono attivi droni ed elicotteri che monitorano continuamente chi va a fare la spesa o la grigliata in famiglia per il rispetto delle regole sull’emergenza covid 19, mentre al sottoscritto sparano tranquillamente in pieno giorno fucilate intimidatorie anche il lunedì di Pasqua, e su queste azioni criminali nessuno effettua alcun tipo di controllo. Danneggiamenti, intrusioni, intimidazioni, giorno e notte, reiterati con metodo, risorse ed efficienza nella più totale impunità. Da mesi. Ormai da anni”. Rizzone, che coraggiosamente non si arrende, nonostante tutto, è arrivato alla conclusione che “Si tratta di una escalation che non può che avere esiti drammatici, vista la totale assenza dello Stato, nonostante le decine di denunce, articoli ed addirittura gli striscioni che sono stati esposti a scopo chiaramente provocatorio sui luoghi: “Alberi avvelenati dalla mafia”. A tutt’oggi, nonostante le denunce, si ignora chi (e per conto di chi) e perchè da anni abbia iniziato e portato avanti questo scempio.

“E’ altresì chiaro che, nonostante la distruzione sistematica della mia azienda – precisa Rizzone – io userò tutti gli strumenti legali possibili per richiamare le funzioni competenti alle loro responsabilità di protezione del territorio e di sicurezza del cittadino e, tra le azioni intraprese con questo obiettivo, procederò a chiedere i danni morali e materiali allo Stato poiché, sia come privato cittadino che nel ruolo di pubblico ufficiale, non sono tutt’ora né protetto né tutelato nel difendere i diritti pubblici e privati di un intero territorio”. Rizzone conclude dunque citando il già procuratore della Dda di Palermo Piero Grasso: “Avere coscienza dell’importanza dei beni culturali e del patrimonio artistico è un passaggio rilevante nella lotta alla mafia”.