Movida a Modica tra aggressioni, risse e atti vandalici in centro

Movida a Modica tra aggressioni, risse e atti vandalici in centro

Il cuore di tenebra della movida, quella distorta, popolata da rissosi, vandali e maleducati, ammanta sempre più il centro storico di Modica. Ne oscura la bellezza, alimentando un sempre maggiore senso di inquietudine e scoramento tra esercenti, clienti dei locali e residenti, che, loro malgrado, si ritrovano spesso in mezzo a risse, sudiciume e squallore. E’ ciò che accade da un anno a questa parte nel cuore barocco della Città della Contea, che, di questo passo, rischia di perdere la nomea di “salotto buono”. Sono in particolare le suggestive viuzze a ridosso del corso Umberto a soffrire di questo preoccupante fenomeno, con in primis la splendida via Grimaldi. Qui si combatte una guerra quotidiana tra i gestori dei numerosi locali, alle prese con sporcizia e maleducazione, e, quando va peggio, danneggiamenti, intimidazioni e aggressioni da parte di giovinastri, anche minorenni.

Il caso emblematico che sta tenendo banco in queste ore sui social è quello di Luca Stracquadanio, titolare del “Ku fu”, un locale tra i più trendy, che, nel giro di qualche mese, ha subito tre danneggiamenti (l’ultimo la scorsa notte) e l’aggressione fisica di un avventore, a quanto pare minorenne, irritato dal fatto che gli fosse stato negato da bere senza aver prima esibito un documento. Il popolo virtuale di Facebook si è subito mobilitato, esprimendo solidarietà a Stracquadanio ed esortandolo a non mollare con l’hashtag “FozzaLuca”.

I disordini e i vandalismi accadono al riparo da sguardi indiscreti e, quel che è peggio, anche dall’occhio elettronico della videosorveglianza pubblica. “Le telecamere ci stanno, ma non funzionano”, ci rivela un esercente, che preferisce restare anonimo. “Qui tutti lo sanno – aggiunge – e si sentono liberi di comportarsi come meglio credono, di fare tutto ciò che gli pare, compreso pisciare davanti ai locali, vomitare vicino alle porte d’ingresso, azzuffarsi e via dicendo, perché tanto vige l’impunità”.

Uno scenario da incubo che si manifesta soprattutto nei fine settimana, tra l’impotenza e la rabbia degli esercenti, che spesso si vedono intimidita anche la clientela selezionata a causa dei comportamenti sconsiderati di bande di teppisti, che, oltre ad insozzare le strade con i resti del cibo e delle bevande alcoliche consumati, poi smaltiscono la sbornia devastando tavoli, sedie, arredi urbani e facciate di edifici pubblici e privati. Talvolta l’onda lunga di questa violenza sfocia pure fino a corso Umberto, e le numerose risse registratesi in piazza Matteotti ne costituiscono la riprova. Si invoca quindi una maggiore presenza delle forze dell’ordine, che spesso arrivano a fatti già accaduti. Si auspica una implementazione del sistema di telesorveglianza, ad oggi presente solo sulla carta, stando alle testimonianze raccolte.

Altrimenti l’imbarbarimento di questa “movida selvaggia” che si contrappone a quella sana è destinato ad acuirsi, raggiungendo il pericoloso punto di non ritorno. Un esercente, e non è il solo, sta pensando addirittura di chiudere, nonostante il successo del suo locale, che, assieme ad altri, offre menu sofisticati e alternative stimolanti per chi è alla ricerca di nuove esperienze, culinarie e non. “Ho investito parecchio e ne sarei anche ben contento – conclude mesto il gestore – ma con questo andazzo non si può lavorare. Modica rischia di ritrovarsi catapultata indietro di un decennio, e sarebbe un vero peccato”.

E pensare che nella vicina Ragusa tutto ciò non accade: ironia della sorte, la situazione modicana è invece più simile a quella della ben più lontana Catania, “Come confermato dagli stessi catanesi che vengono qui da noi”, ci confida un altro esercente. Un triste primato di cui non si può andare fieri e dal quale sarebbe dunque opportuno discostarsi senza perdere altro tempo, prima che sia troppo tardi e si arrivi al fatidico e già citato punto di non ritorno.