Plastica ed estorsioni il nuovo “affare” del pentito “pentito”

Plastica ed estorsioni il nuovo “affare” del pentito “pentito”

Pressioni mafiose nella gestione del riciclo della plastica dismessa dalle serre e non solo, nell’ambito di un giro milionario che dal territorio ibleo arrivava fino a Catania e Roma, dove operavano soggetti cinesi che producevano oggetti, anche dagli scarti tossici e potenzialmente dannosi per la salute dell’ignaro utente finale. L’operazione “Plastic free” ha scoperchiato un verminaio di interessi economici che venivano portati avanti anche tramite intimidazioni, minacce e, in alcuni casi, attentati incendiari. Sullo sfondo si stagliava l’ombra lunga della “Stidda”, il clan tristemente famoso per le sanguinose stragi mafiose degli anni 80 quando, nell’ambito della continua guerra tra cosche, non si contavano i cadaveri da Gela a Vittoria. E proprio i clan “stiddaro” voleva pian piano ricostituire Claudio Carbonaro, pentito vittoriese e reo confesso di diversi omicidi, che, dopo la fine del programma di sicurezza cui era stato sottoposto, aveva messo su il giro della plastica dismessa, conferendo all’organizzazione, ancora in fase embrionale, una facciata di rispettabilità, rispetto alla precedente fama sanguinaria.

Carbonaro è uno dei 15 soggetti destinatari delle misure di custodia cautelare, di cui 10 in carcere, tra Siracusa e Catania, e 5 ai domiciliari. Tra i destinatari dei provvedimenti anche un paio di imprenditori del settore, che, secondo il questore di Ragusa Salvatore La Rosa, avevano stretto una sorta di “patto scellerato” con la criminalità organizzata. 5 invece i sequestri cautelari ad altrettante aziende, per valore di 5 milioni di euro. Il lucroso business, portato avanti con metodo mafioso, come accertato dalle indagini della polizia coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Catania, come accennato si basava principalmente sul riciclo della plastica dismessa dalle serre, di cui la zona ipparina pullula. Riciclo che non avveniva secondo le normative stringenti del settore, in quanto troppo costose, ma “alla buona”, anche con l’interramento illegale di prodotti pericolosi.

Gli stessi prodotti tossici che i complici cinesi, che operavano principalmente nel capoluogo etneo, utilizzavano per fabbricare oggetti di uso quotidiano, tra cui scarpe, potenzialmente nocivi per il consumatore. Tra i reati contestati spiccano l’estorsione pluriaggravata, l’illecita concorrenza con minaccia, le lesioni aggravate, la ricettazione, la detenzione ed il porto di armi da sparo ed il danneggiamento seguito da incendio. Per gli inquirenti tutto girava attorno a Carbonaro, che, stando alle indagini protrattesi per circa 5 anni, stava progettando la riorganizzazione della cosca, una volta tornato in Sicilia, ponendosi a capo dello storico clan della “Stidda”. Tra gli episodi accertati, nel 2015, l’incendio dolos ad un autocarro di proprietà di una ditta di raccolta plastica, per intimidirne i titolari e non farli operare sul territorio vittoriese. Due anni dopo fu invece danneggiata l’auto di uno dei responsabili di un’azienda agricola, per lo “sgarro” di aver fatto prelevare la plastica dismessa ad un’altra impresa di raccolta plastica, rispetto a quella “raccomandata”. Gli indagati, come accennato, non si occupavano soltanto di riciclo plastica, ma smaltivano abusivamente pure i fanghi speciali provenienti dal lavaggio della plastica, nocivi in quanto costituiti da terra mista a fertilizzanti e pesticidi. I rifiuti venivano dunque interrati e ricoperti con cemento e asfalto, oppure sversati abusivamente in terreni agricoli nella disponibilità di alcuni degli indagati.

I NOMI DELLE PERSONE ARRESTATE
Nell’ambito dell’operazione “Plastic free” condotta dalla polizia nelle province di Catania e Ragusa e coordinata dalla Dda di Catania sono finiti in carcere: Claudio Carbonaro; Salvatore D’Agosta; Giuseppe Ingala; Antonino Minardi; Crocifisso Minardi detto “Lucio”; Emanuele Minardi; Salvatore Minardi; Giovanni Tonghi; Giovanni Donzelli e Raffaele Donzelli. Arresti domiciliari per: Gaetano Tonghi; Giovanni Longo; Andrea Marcellino; Salvatore Minardi e Francesco Farruggia.