La morte di Angelo Partenza: “Messa alla prova” per i 2 giovani imputati

La morte di Angelo Partenza: “Messa alla prova” per i 2 giovani imputati

Il tribunale dei minori di Catania ha concesso l’istituto della “Messa alla prova” per 2 anni e mezzo ai 2 giovani modicani che il 19 gennaio 2017 avrebbero picchiato il 64enne Angelo Partenza. Con la sospensione del procedimento, i 2 imputati saranno affidati all’ufficio di esecuzione penale esterna per lo svolgimento di un programma di trattamento che preveda come attività obbligatorie l’esecuzione del lavoro di pubblica utilità, consistente in una prestazione gratuita in favore della collettività; l’attuazione di condotte riparative, volte ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato; il risarcimento del danno cagionato e, ove possibile, l’attività di mediazione con la vittima del reato. Il programma può prevedere l’osservanza di una serie di obblighi relativi alla dimora, alla libertà di movimento e al divieto di frequentare determinati locali, oltre a quelli essenziali al reinserimento dell’imputato e relativi ai rapporti con l’ufficio di esecuzione penale esterna e con eventuali strutture sanitarie specialistiche. Angelo Partenza, così come accaduto in tempi recenti al pensionato di Manduria Antonio Stano, fu preso di mira dai ragazzi di allora 15 e 16 anni che abitavano nel suo quartiere e non perdevano occasione per infastidirlo. Lo trovarono senza vita in casa il 3 febbraio 2017, ma, prima che il grave ematoma riportato al capo gli fosse fatale, l’uomo fece in tempo a recarsi al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore e poi a denunciare i fatti alla stazione dei carabinieri. I medici gli riscontrarono una frattura e lesioni varie alla testa. Poi l’uomo morì.

La procura chiese il rinvio a giudizio dei 2 imputati, il più grande dei quali nel frattempo è diventato maggiorenne, mentre l’altro ha compiuto 17 anni, con l’accusa di omicidio preterintenzionale in concorso. I legali dei due imputati chiesero il rito abbreviato e l’istituto della “Messa alla prova”, ora accolta dai giudici etnei.