Modica come Manduria? Il caso di Angelo Partenza ricorda il pestaggio mortale di Antonio Stano

Modica come Manduria? Il caso di Angelo Partenza ricorda il pestaggio mortale di Antonio Stano

La tragica vicenda del pensionato di Manduria Antonio Stano, deceduto a causa delle aggressioni e delle violenze di una baby gang, ha sconcertato l’Italia, ma in modo particolare i familiari del modicano Angelo Partenza, che hanno rivissuto l’incubo di 2 anni fa. Il caso del 64enne di Modica presenta infatti moltissime affinità con quello alla ribalta delle cronache in questi giorni: anche lui era stato preso di mira da un gruppo di ragazzi di allora 15 e 16 anni che abitavano nel suo quartiere e non perdevano occasione per infastidirlo; anche lui era stato aggredito, e per di più in una piazzetta del paese e in pieno giorno; anche lui per quei calci e pugni è morto. L’hanno trovato senza vita in casa il 3 febbraio 2017, ma, prima che il grave ematoma riportato al capo gli fosse fatale, l’uomo aveva fatto in tempo a recarsi al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore e poi a denunciare i fatti verificatisi il 19 gennaio 2017 alla stazione dei carabinieri, a cui aveva riferito delle botte subite, facendo i nomi dei responsabili del pestaggio. I medici gli avevano riscontrato una frattura e lesioni varie alla testa. Poi l’uomo è deceduto. La sorella della vittima, per fare luce sui fatti, chiarire le cause del decesso e ottenere giustizia, si è affidata a Studio 3A-Valore Spa, società specializzata a tutela dei diritti dei cittadini. La procura di Ragusa ha quindi iscritto nel registro degli indagati il 15enne vicino di casa della vittima e l’amico 16enne e trasmesso il fascicolo al competente tribunale dei minorenni di Catania. Il pm ha disposto l’esame autoptico sulla salma e il medico legale ha individuato una correlazione tra il decesso e le botte.

A seguito di tali conclusioni, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio dei 2 imputati, il più grande dei quali nel frattempo è diventato maggiorenne, mentre l’altro ha compiuto 17 anni, con l’accusa di omicidio preterintenzionale in concorso. I legali dei due imputati hanno chiesto il rito abbreviato e nella successiva udienza del 5 dicembre, in cui si doveva decidere sul rito alternativo, hanno avanzato richiesta dell’istituto della messa alla prova (Map). All’udienza del 15 maggio si deciderà se accordare o meno tale richiesta, con la possibile sospensione del procedimento. “Le somiglianze della tragedia di Manduria con quella di mio fratello sono tantissime, e se questa vicenda ha destato così tanto sconcerto per la sua gravità, altrettanta indignazione mi auguro che ne susciti, soprattutto tra i giudici, la sorte di mio fratello Angelo – spiega la sorella – e non dimentichiamo che a Manduria i minorenni sono finiti in carcere, qui non hanno fatto un giorno dietro le sbarre. Siamo fermamente contrari – continua la sorella – alla messa alla prova di questi ragazzi e chiediamo un segnale forte da parte della giustizia perché le vessazioni nei confronti di Angelo, che non sapeva difendersi – conclude – andavano avanti da tempo”.