Non condivisa dalla famiglia di Gianna Nobile la decisione dei domiciliari all’omicida

Non condivisa dalla famiglia di Gianna Nobile la decisione dei domiciliari all’omicida

La famiglia della professoressa di religione Gianna Nobile (foto), uccisa il 15 giugno 2013 dall’ex bidello 75enne Salvatore Lo Presti, non condivide la decisione del magistrato dell’ufficio di sorveglianza del tribunale di Siracusa di concedere gli arresti domiciliari all’omicida, giudicando le condizioni di salute di quest’ultimo incompatibili con il regime carcerario, in quanto affetto da gravi patologie cardiache. “Noi, persone offese – scrivono in una lettera i familiari della docente – ci chiediamo se chi ha deciso di applicare la detenzione domiciliare abbia accertato dove Lo Presti andrà a vivere, verificandone le condizioni di vita personale, familiare e sociale. Ancora, ci chiediamo se in questa abitazione in cui il Lo Presti andrà a vivere gli potranno essere garantite cure migliori di quelle che avrebbe ricevuto nelle strutture carcerarie attrezzate presenti sul territorio nazionale e questo non perché vi sia nostra preoccupazione per il suo stato di salute, ma perché la collettività, a nostro avviso -prosegue la lettera – potrebbe essere esposta a concreti pericoli.

Non solo da parenti della vittima, ma da cittadini chiediamo, con fiducia, che tale provvedimento possa essere revocato in segno di rispetto nei confronti di una donna innocente che non c’è più, di attenzione verso la comunità vittoriese e, infine, per gli italiani che ogni giorno sentono parlare di principi di Giustizia e di certezza della pena, che vengono delusi da chi tali principi dovrebbe attuarli. Crediamo fermamente – conclude la missiva della famiglia Nobile – che sia dovere dello Stato educare i cittadini alla legalità, recuperando i valori e i fondamenti del vivere sociale, rintracciandoli nel connubio tra Giustizia e Responsabilità, creando i presupposti per una prevenzione stabile e durevole”.

Lo Presti era detenuto nel carcere di Augusta, da dove sarebbe dovuto uscire non prima del 19 febbraio 2019, ma ultimamente era stato ricoverato all’Unità operativa Cardiochirurgica del policlinico «Vittorio Emanuele», dove aveva subito un complesso e delicato intervento di rivascolarizzazione miocardica. Il delitto, come accennato, fu commesso il 15 giugno del 2013 alla scuola «Pappalardo» di Vittoria e nell´ottobre 2014 Lo Presti fu condannato a 16 anni e otto mesi di reclusione. La sentenza, col rito abbreviato, fu del gup di Ragusa Claudio Maggioni, che concesse l´attenuante della semi infermità mentale all´imputato, il quale si invaghì, senza essere ricambiato, della professoressa.