Modica consuma più suolo di Milano: troppo cemento

Modica consuma più suolo di Milano: troppo cemento

L’Istituto superiore per la Protezione ricerca ambientale (Ispra) certifica un dato di fatto. L’avanzata del cemento è sotto gli occhi di tutto e il consumo del suolo continua in modo inesorabile. I dati sono inequivocabili visto che nel 2021 sono stati consumati in Italia 2 metri quadrati di nuovo suolo al secondo, ovvero 19 ettari al giorno, per un totale di 70 km quadrati di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il sud non fa eccezione, anzi spicca perché si continua a costruire anche grazie ad una legislazione permissiva e soprattutto ad una politica che incoraggia l’espansione delle città, piuttosto che favorire il “rientro” e il riutilizzo del patrimonio immobiliare dei centri storici. E’ quello che è successo a Ragusa, a Modica, Scicli, Ispica, lungo la costa. Non è un caso, come riferisce l’Ispra, che in un anno Modica ha consumato più suolo di Milano: 24,20 ettari contro 19. Modica, 54.000 abitanti: Milano, 1.400.000 abitanti. I numeri che riguardano la città della Contea sono paradossali perché si continua a costruire nonostante ci siano, nel centro storico, tantissime case vuote. Anche il capoluogo non scherza perché solo nell’ultimo anno con 19,40 ettari, ha consumato più di Milano, ed a ruota seguono Scicli (13,78 ha) e Ispica (13,76 ha). Ad essere “attaccate” non solo le periferie ma soprattutto le campagne ed il rischio evidente è che la stessa identità della campagna iblea, contrappuntata da carrubi, ulivi e muri a secco resti un ricordo, almeno nelle sue estensioni più grandi, perché basta percorrere una delle tante provinciali, da Modica a Ispica, da Ragusa a S. Croce, da Ispica a Pozzallo, per capire come case ed opifici, molte volte senza pianificazione alcuna, avanzano in modo inesorabile. La legislazione non aiuta i pianificatori ma anche gli amministratori con scelte poco lungimiranti ma sempre attente e sensibili ad appaltatori e privati rilasciano concessioni e favoriscono nuovi insediamenti che a loro volta hanno poi bisogno di essere urbanizzati con strade, condotte fognarie ed idriche ed illuminazione aggiungendo servizi che poi gli stessi comuni non riescono a garantire lasciando nel degrado le stesse aree prima incoraggiate. Attraversare l’anello della Ragusa Catania nel tratto che va dall’uscita per S. Croce fino all’uscita per Marina di Ragusa per rendersi conto come il capoluogo sia cresciuto a dismisura mentre nel centro storico case e appartamenti sono a prezzi di saldo. Una scelta miope degli anni ’90 che è stata replicata in tutte le altre città della provincia e che mettono gli Iblei tra le province top per consumo di suolo in Italia.