Per il pronto soccorso di Modica servono medici. I soldi ci sono

Per il pronto soccorso di Modica servono medici. I soldi ci sono

Non mancano i soldi, mancano i medici. Risolvere il problema dei Pronto soccorso non è un fatto locale, ma regionale e nazionale perché servono provvedimenti specifici e mirati per risolvere urgenze ed emergenze che toccano i cittadini in prima persona. L’assemblea pubblica tenutasi al teatro Italia di Scicli per iniziativa della Cigl su “Per un sanità pubblica e di qualità” ha visto la partecipazione di sindaci, amministratori, sindacalisti e rappresentanti di associazioni e del volontariato del comprensorio modicano per parlare dei problemi del Pronto soccorso del “Maggiore” che serve un bacino di 200.000 persone, ben oltre i confini provinciali e rappresenta uno dei nodi critici della sanità iblea. Lo sa bene il direttore generale dell’Asp di Ragusa Angelo Aliquò, che, intervenuto per chiudere il convegno, ha ribadito che i problemi e le disfunzioni esistono, pur rivendicando come all’Asp di Ragusa negli ultimi mesi sono stati espletati concorsi e proceduto con il trasferimento di medici ed infermieri da strutture private per tamponare l’emergenza. Aliquò vede la soluzione nello sblocco del requisito della specializzazione per l’accesso al servizio di medicina di emergenza urgenza e sottolinea che si sta lavorando su un progetto che prevede dei posti letto infermieristici sia a Comiso che a Scicli, peraltro rallentato dalla pandemia ma in corso di realizzazione. Per il direttor generale servono procedure più urgenti per accedere alle scuole di specializzazione e di formazione per i medici destinati alle urgenze. Per tamponare la falla Aliquò pensa a dei poti letto infermieristici sia a Scicli sia a Comiso per allentare il peso nei Pronto soccorso dove, come ha riferito il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, forte della sua esperienza da primario al Pronto soccorso del Maggiore, bisogna trovare un maggior numero di posti letto per acuti e snellire i percorsi per gli esami diagnostici di accertamento che costringono i pazienti a lunghe attese ed i medici a rallentare tutte le operazioni. La Cgil, come ha detto il segretario Peppe Scifo, si è messa disposizione per aprire un confronto con l’assessorato regionale alla Sanità, in modo da trovare soluzioni per l’immediato e per il lungo e medio periodo.