Costante aumento della povertà anche in provincia di Ragusa

Costante aumento della povertà anche in provincia di Ragusa

Un minore ricorso agli ammortizzatori sociali e un aumento della povertà. Sono le due tendenze opposte del rapporto Inps in Sicilia. Sul fronte imprese lavoro, le domande di Naspi (indennità mensile di disoccupazione) sono scese da 201mila del 2019 a 182mila del 2020 (risposte in 15 giorni); sono scese di 20, da 3.318 a 3.298, quelle per i collaboratori; le istanze di disoccupazione agricola sono calate da 137.305 a 133.835; e se le domande di Cig sono esplose nel 2020 a 211mila con 130 milioni di ore autorizzate, quest’anno si sono dimezzate a 122mila grazie alle riaperture. C’è un allarme culle: i premi alla nascita sono scesi da 41.150 a 37.199, e i bonus bebè da 39.031 a 15.400; 20mila i bonus asilo nido. E in fatto di povertà, le persone con Rdc sono passate da 466mila del 2019 a 551mila del 2020 fino alle 584mila di quest’anno a settembre. Il Reddito di emergenza è percepito da 243.854 persone. Le indennità Covid hanno raggiunto circa 13mila lavoratori domestici e 333.142 professionisti e lavoratori di turismo, spettacolo e agricoli. Infine, una nota dolente: il Covid ha rallentato il meccanismo delle invalidità civili, tra paura delle persone a uscire per recarsi alle sedi Inps o ai patronati e limiti operativi delle commissioni mediche imposti dalle restrizioni. Così, tranne per i malati oncologici (le cui pratiche sono state esaminate a distanza solo visionando i documenti inviati), le domande di invalidità civile sono scese da 239mila a 189mila. “Quasi un cittadino su 15 della provincia di Ragusa è povero. Ma non di quella povertà che non ti permette di andare in vacanza ad agosto, quanto piuttosto di quelle che ti costringe a misurare ogni euro quando si va a fare la spesa”. E’ quanto evidenzia la segretaria generale della Cisl di Ragusa e Siracusa, Vera Carasi, sottolineando come il rapporto annuale Istat certifichi una situazione al limite per decine e decine di famiglie dell’area iblea, ossia l’8,9% della popolazione locale, in forte crescita nel 2020 rispetto all’anno precedente quando era “solo” il 7,6%. Che tradotto in valori assoluti fanno un centinaio di famiglie in più.