I sindaci di Pozzallo, Scicli e Chiaramonte chiedono più libertà

I sindaci di Pozzallo, Scicli e Chiaramonte chiedono più libertà

La riapertura delle attività commerciali nei comuni con basso indice di contagio viene chiesta al presidente della Regione Nello Musumeci dai sindaci di Pozzallo, Scicli e Chiaramonte Gulfi, rispettivamente Roberto Ammatuna, Enzo Giannone e Iano Gurrieri. “Riteniamo fondamentale – scrivono i 3 sindaci al governatore – l’applicazione di deroghe alle province più piccole e con basso indice di contagio. Ritenendo, inoltre, che il controllo della corretta applicazione di tali eventuali deroghe rispetto le misure previste per le città metropolitane sia un compito particolarmente gravoso, garantiremo il nostro pieno impegno nello svolgere tali controlli con i mezzi a nostra disposizione per il bene di attività che oggi soffrono pesantemente le restrizioni vigenti. Ci riferiamo, in particolare, alle attività di ristorazione e di alcuni servizi alla persona (si pensi alle attività dei centri estetici), rispetto ad attività assai analoghe, oggi non ricomprese nei provvedimenti restrittivi, risultano tra quelle a cui, da parte delle Istituzioni competenti era stato imposto un significativo sforzo per adeguare le proprie strutture, l’acquisto di dispositivi e presidi in grado di garantire accessi contingentati, distanziamenti, sanificazioni continue dei locali. Investimenti che, così perdurando le cose, hanno avuto soltanto l’esito di aggravare una già difficile e precaria situazione economica.

Peraltro – prosegue la nota – confortati anche dai dati sull’andamento della pandemia in Sicilia, da Lei stesso recentemente richiamati, possiamo ritenere come possano sussistere i presupposti per il passaggio in zona arancione di tutta la Sicilia e per poter, nell’immediato, prevedere un’estensione delle tipologie di attività che sarà possibile far ripartire almeno in quei Comuni, come nella Provincia di Ragusa, che prestano dati incoraggianti sul numero dei contagi. Ciò appare estremamente necessario – chiude la nota di Ammatuna, Giannone e Gurrieri – al fine di evitare il determinarsi di effetti devastanti e irreversibili sull’economia locale”.