La tragedia di un uomo ridicolo tratteggiata da Camilleri

La tragedia di un uomo ridicolo tratteggiata da Camilleri

Andrea Camilleri fa ancora centro ma stavolta il commissario Montalbano non c’entra. L’ambientazione è quella della Sicilia di fine ‘800 dove si impongono il loggiato di S.Maria Maggiore ad Ispica, i palazzi barocchi ed i raffinati costumi d’epoca. E’ qui la Vigata dove vive Filippo Genuardi, commerciante di legnami, che dà il là alla storia per la sua insolita richiesta di una “concessione del telefono” che è anche il titolo del racconto. Andrea Camilleri muove da qui il primo passo e conduce il lettore attraverso una serie di circostanze equivoche e contraddittorie verso un epilogo tragico. Roan Johnson con la sua regia ha il merito di scolpire e definire i personaggi, dal mafioso Don Lollò, al prefetto, magistralmente interpretato da un Corrado Guzzanti in grande spolvero, al questore, e riesce anche a mantenere la storia sospesa tra il serio e il ridicolo. Perché ”La concessione del telefono” è la tragedia di un uomo ridicolo, che finisce vittima della burocrazia, di un potere ottuso, che non sa distinguere tra virtù civiche e comportamenti omertosi e mafiosi. Filippo Genuardi, interpretato dal palermitano Alessio Vassallo, già Mimì Augello nel “Giovane Montalbano”, è sballottato da una parte all’altra, perseguitato dallo Stato e messo alle strette dalla mafia, vittima delle fake news che si propalano in paese dove una parola pronunciata passa di bocca in bocca e anche quando è menzogna diventa verità ed emette già una condanna a furor di popolo.

“La concessione del telefono” alla fine arriva ma costa tanto alla sonnolenta vita di Vigata. Perché serve a far promuovere un prefetto inetto e fantasioso, ad emarginare un questore ligio e corretto, a nascondere tresche familiari e ad eliminare in modo elegante genero e suocero in un sol colpo e senza tante spiegazioni con una verità precostituita dal potere. Alla fine vince un sistema mafioso raffinato e subdolo che si insinua nelle pieghe dello Stato e dei rapporti familiari ed esce “pulito” dalle sue trame.