Montalbano si affievolisce in un “non giallo” intriso di malinconia

Montalbano si affievolisce in un “non giallo” intriso di malinconia

Il secondo e ultimo appuntamento con Montalbano della stagione 2020 è intriso di malinconia ed introspezione. Non ci sono delitti, non ci sono indagini serrate, ma solo la ricerca della verità. Camilleri sembra voler dire che solo la verità, seppur lontana, distante dal nostro vissuto va ricercata ed indagata per essere in pace con noi stessi. Nella “Rete di protezione”, racconto pubblicato nel 2017 sul quale si basa la fiction televisiva, c’è un commissario Montalbano pensoso, riflessivo, dotato di grande umanità. Un “protettore” a suo modo, piuttosto che un uomo di polizia. Salvo Montalbano protegge in una prima fase il suo fedele vice Mimì Augello, ammaliato dal fascino di una attrice svedese, poi uno studente vittima di bullismo e dei pirati del web, ed infine un giardiniere, che, suo malgrado, ha assistito ad un omicidio anni fa e non vuole portarsi questo segreto nella tomba prima di spirare.

“La rete di protezione” non è quindi un vero giallo ed anzi Camilleri sembra offrire le soluzioni degli intrighi, subito chiare, come in un giallo non accade mai. Il suo interesse è altro, è il capire i moti e le passioni dell’animo umano. La malinconia che pervade rallenta il dipanarsi della storia, la rende a tratti noiosa, anche se non mancano i siparietti classici con Catarella, nonchè lo sfondo dei paesaggi siciliani che la ingentiliscono e la rendono elegante. E’ il racconto con il quale Andrea Camilleri, per il suo tramite Salvo Montalbano, conosce un mondo inesplorato come quello del web ed il fenomeno bullismo a scuola. Montalbano è uomo del suo tempo, a disagio sì, ma sempre molto umano, e questo lo nobilita fino alla fine.