Montalbano vince in una Vigata da “Vizi privati e pubbliche virtù”

Montalbano vince in una Vigata da “Vizi privati e pubbliche virtù”

Una Sicilia perbenista, di impiegati modello e di coppie formalmente inappuntabili con storie private inconfessabili. Salvo Montalbano mette a nudo vizi e virtù e risolve l’ennesimo caso che la tranquilla Vigata gli riserva. La 14ma serie della fortunata fiction ruota intorno all’efferato omicidio di un’impiegata modello, Agata, colpevole di essere per un banale motivo al posto sbagliato nel momento sbagliato. “Salvo Amato, Livia Mia”, questo il titolo dell’episodio, racconta due storie (l’altra è “Il vecchio ladro”) che apparentemente lontane, condividono uno sfondo segreto, molto intimo e trasgressivo, che porta attraverso percorsi diversi al disvelamento di verità poco innocenti se non turpi. Il dipanarsi dell’indagine di Salvo Montalbano è così un viaggio che si muove in parallelo nella introspezione dei personaggi cui fa da puntuale contrappunto la bellezza del paesaggio ibleo, dei suoi palazzi e degli scorci delle sue città esaltati dalla luce.

Montalbano si muove a suo agio con i suoi sempre fedeli collaboratori, il racconto risulta a volte lento, qualche volta anche banale e forse anche appesantito ma riacquista vigore ed interesse ad ogni intuizione del commissario quando riesce ad inchiodare il solerte ed inappuntabile direttore dell’archivio comunale o a scagionare i presunti autori del delitto. Bonario, intuitivo, goloso per le ormai famose arancine, Salvo Montalbano domina la scena più che mai. E’ il primo episodio cofirmato in regia con Alberto Sironi che nel corso delle riprese morì lasciando la responsabilità della conduzione registica proprio a Luca Zingaretti. Un vero esordio nella continuità, una eredità che promette bene, che non tradisce la filosofia ed il tratto autentico della prosa di Andrea Camilleri che proprio nell’estate scorsa venne a mancare ma il cui ricordo è stato rivissuto al meglio nell’intervista introduttiva alla puntata.