Portoni nuovi e benedetti nella cattedrale di S. Giovanni a Ragusa

Portoni nuovi e benedetti nella cattedrale di S. Giovanni a Ragusa

Portoni nuovi e benedetti a S. Giovanni: la cattedrale si è arricchita grazie al recupero dei 3 portoni di ingresso, reso possibile grazie ad un lascito testamentario di Salvatore Distefano, avvocato, devoto e parrocchiano, deceduto nel 2017. La loro creazione risale al 1747 e sono intarsiate con cornici, foglie d’acanto e fiori finemente intagliati ed assemblati al tavolato della struttura lignea. Inoltre, la struttura è composta da più assi di legno e bloccata per mezzo di chiodi e incastri a mortasa e tenone su un robusto telaio a cassettoni.

Nei decenni sono stati portati a termine svariati interventi per preservare la fattura di portoni che negli ultimi anni tuttavia hanno evidenziato la necessità di un intervento complessivo e profondo. E’ quanto ha realizzato il restauratore Sebastiano Patanè che nel corso di un incontro tenuto in Cattedrale alla presenza del vescovo Mons. Carmelo Cuttiitta, del il direttore dell’ufficio diocesano per i Beni culturali padre Giuseppe Antoci e del parroco don Giuseppe Burrafato. Il restauratore Patanè ha spiegato che le tipologie di degrado ravvisate sono state molteplici: dal deperimento della struttura lignea causata dal perdurare all’esposizione degli agenti atmosferici stagionali, al proliferare di insetti divoratori del legno la cui presenza è stata favorita dall’indebolimento della struttura.

Al fine di avere un quadro clinico più realistico possibile, sono state eseguite una serie di indagini e una mappatura dell’intero manufatto, propedeutiche all’intervento di restauro stesso. Dopo la rimozione delle vernici, è stato possibile avere la dimensione complessiva della condizione reale eliminando le manomissioni effettuate nel tempo di materiali incompatibili che erano stati applicati nella parte inferiore del portone centrale. Sono stati rimossi, tra l’altro, ferri, chiodi, viti in quantità che avevano il compito di bloccare elementi pericolanti. Un lungo listello di truciolato deformato dall’umidità rivestiva la parte battente della chiusura, celando una parte molto degradata del legno. Inoltre, sono state rilevate diffuse lacune, riempite con un impasto cementizio.