Delibera approvata dopo party al Castello e scuse del festeggiato

Delibera approvata dopo party al Castello e scuse del festeggiato

L’amministrazione comunale interviene fuori tempo massimo sulla discussa vicenda del “Party al castello dei Conti” con una delibera, che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto mettere ordine, ed invece rappresenta una sorta di “ammissione dei fatti”. Dopo le polemiche, le interrogazioni dell’opposizione, i commenti caustici della gente sui social, il sindaco ha convocato i suoi assessori per approvare una delibera la cui intestazione recita: “Atti di indirizzo per utilizzo del Castello dei Conti di Modica”, cosicché in futuro l’immobile potrà essere preso in affitto osservando le linee guida dettate dall’amministrazione. E’ quindi evidente, a questo punto, che nulla di tutto questo esistesse prima dl discusso “Castle party” e che, come sostengono le opposizioni, con Pd, Sinistra Italiana e Cento Passi in prima fila, l’immobile è stato concesso per la festa privata, senza che vi fosse un regolamento che disciplinasse l’utilizzo dei locali pubblici in tal senso. In una società che chiede trasparenza e correttezza da parte dei suoi amministratori, resta l’amaro in bocca, anche alla luce della dichiarata volontà, ma non si è ancora capito bene come e quando, in riferimento all’accaduto, di proiettare all’esterno l’immagine della città e dei suoi beni monumentali ed architettonici proprio attraverso questa sorta di “party multinazionale”.

Il festeggiato, che risponde al nome di Stefano Giaquinta, amministratore delegato e socio unico di una azienda da egli stesso definita “leader nel settore dell’organizzazione di eventi, con sede legale ed operativa proprio a Modica”, come si legge nel comunicato inviato alle redazioni per far luce sulla vicenda, alla luce di questo polverone inatteso si è rammaricato dell’accaduto e ha ribadito la sua intenzione di proiettare all’esterno, e ad un livello internazionale l’immagine della città, utilizzando la sua festa di compleanno come “banco di prova” e mettendo in chiaro che nessun onere per l’organizzazione e la gestione della festa è derivato per le casse comunali. “Mi scuso se per un difetto di comunicazione – si legge nella nota del festeggiato – qualcosa in questo senso da parte nostra è mancato”.

La festa, quindi, stando alle spiegazioni contenute nella nota, avrebbe dovuto costituire un vero e proprio test per futuri e possibili eventi mondani, anche se risulta quantomeno singolare testare queste potenzialità attraverso una festa privata alla quale hanno preso parte in larga parte persone che Modica la conoscono benissimo, essendoci nati o vivendoci, proprio come il festeggiato. Non a caso, questo aspetto fondante della controversa vicenda viene evidenziato in una nota dal Pd, secondo cui “E’ ridicolo spacciare la festa evento per pochi e selezionati invitati come una mossa strategica per far conoscere Modica, tra l’altro, all’importante festeggiato, visto che costui fu già consulente per la promozione turistica di Modica di precedenti amministrazioni e non ha certo bisogno di tagliare torte e assistere a numeri circensi all’interno del Castello per comprendere le potenzialità turistiche di Modica. La delibera approvata dalla giunta – conclude la nota del Partito Democratico, presenta tutte le contraddizioni di un atto approntato in fretta e furia per mettere una pezza”.

Non è convinto per i tempi ed i contenuti della delibera anche Vito D’Antona di Sinistra Italiana, per il quale: “La deliberazione non contiene alcun regolamento, in quanto è un semplice e generico atto di indirizzo alla stessa giunta. E’ noto che la competenza all’approvazione dei regolamenti comunali è esclusiva del consiglio comunale. In secondo luogo, l’autorizzazione alla fruizione di un bene pubblico, peraltro, avente un carattere culturale, architettonico e simbolico di straordinario valore, come il Castello dei Conti, necessita di un provvedimento regolamentare di carattere generale a monte – conclude D’Antona – che stabilisca i possibili soggetti che possono inoltrare l’istanza, le attività per le quali può essere fruito, le responsabilità che si assumono per l’uso dei locali, le cauzioni, il costo”.

Rincara la dose l’avvocato Antonio Ruta del Comitato 100 Passi, che chiede di sapere “Se, come e con quali atti amministrativi è stato concesso il bene pubblico; se e come sono state garantite la sicurezza e l’incolumità dei fruitori all’interno di una struttura che, per quanto si può comprendere dalle stesse dichiarazioni degli amministratori, non è ancora interamente collaudata e secondo quale regolamento, oggettivo e uguale per tutti (antecedente, se esisteva, a quello approntato in tutta fretta dopo l’accaduto) – conclude Ruta – si concedono strutture comunali per finalità private”. Dunque restano dubbi e quesiti in attesa di risposte ufficiali (che, allo stato, non ci sono con comunicati ufficiali diramati a tutte le redazioni, come fatto invece dal festeggiato) nell’ambito di una pagina a dir poco imbarazzante per Modica, che saremo tutti ben lieti di lasciarci alle spalle, con il doveroso auspicio che non abbia più a ripetersene un’altra analoga (o peggiore) in futuro.