FOTO La messa e la fiaccolata per Antonio e i suoi uccellini liberati

FOTO La messa e la fiaccolata per Antonio e i suoi uccellini liberati

In centinaia, nonostante gli 8 gradi di temperatura di questa festività di Santo Stefano, hanno voluto manifestare il proprio affetto e la propria vicinanza alla famiglia Aurnia prendendo parte alla messa in suo ricordo nella chiesa della Madonna delle Lacrime e alla successiva fiaccolata che si è snodata dal tempio lungo via Sacro Cuore, fino allo storico negozio Idea Moda. Proprio in testa al corteo campeggiava in bella vista lo striscione “Giù le mani da Idea Moda”, a testimoniare la volontà e la determinazione della collettività di non far perdere alla famiglia Aurnia uno dei baluardi della storia del commercio di Modica.

Tra i familiari c’erano ovviamente anche gli addolorati genitori di Antonio, che, per il tramite del sacerdote Michele Fidone, hanno inteso ringraziare di cuore quanti hanno preso parte a questa iniziativa, pubblicizzata anche tramite il gruppo Facebook Sostenitori Modica Calcio, che aveva già raccolto decine di adesioni online. Un risposta compatta della città, che ha così tributato il suo atto d’amore ad una persona autentica, sincera. Un commerciante che ha lanciato i grandi negozi di moda in città, sulla scorta delle grandi metropoli, facendosi al contempo apprezzare anche come un indimenticabile presidente del Modica Calcio, capace di portare la suqadra in C2, come hanno gridato gli ultras nel piazzale antistante Idea Moda: “Antonio sei il nostro presidente, per sempre”. Prima ancora le centinaia di persone presenti hanno intonato una corale “Per spezzare questo silenzio pesante”, come ha esortato don Michele Fidone: “Antonio, Antonio, Antonio” si udiva in via Sacro cuore, al limitare della rotatoria che immette al Polo Commerciale, alla cui creazione Antonio Aurnia ha a suo tempo contribuito in maniera fattiva.

“Antonio Aurnia – ha detto il sacerdote – in questo posto ci siamo tutti coloro che ti hanno voluto bene, che apprezzavano la tua persona e tutto quello che hai fatto per questa città, perchè l’hai migliorata”. E poi le preghiere, dall’Ave Maria al Padre Nostro, in un crescendo di commozione e partecipazione. Infine la già citata corale, che ha costituito il culmine della manifestazione, cui ha fatto da coronamento un lunghissimo battito di mani che si è poi fuso con il coro da stadio intonato dagli ultras, in un clima a tratti quasi surreale. Un momento di autentica partecipazione della parte migliore di Modica, quella sana e sincera, come lo era Antonio Aurnia.

Resta l’amarezza ovviamente per un gesto estremo e che nessuno si sarebbe aspettato da una persona tutto d’un pezzo quale era Antonio Aurnia. Resta anche la speranza affinchè si faccia piena luce sull’accaduto, anche attraverso le lettere che lo stesso Antonio aveva lasciato, scritte di suo pugno e consegnate agli inquirenti. Antonio poteva essere aiutato di più? E soprattutto, voleva essere salvato da questo “malessere” che ha finito con l’inghiottirlo, portandoselo via nel vuoto del ponte Costanzo? Grossi interrogativi ai quali chi ha voluto sinceramente bene ad Antonio Aurnia auspica siano fornite al più presto delle risposte.

I 100 UCCELLINI DI ANTONIO LIBERATI
di Duccio Gennaro

Il villino di contrada Tre Casucce è rimasto chiuso, le gabbie degli uccellini sono rimaste aperte. I 100 tra cardellini, pappagallini e passerotti che Antonio Aurnia collezionava, dedicando loro cure e tempo, sono volati via. Li ha liberati lo stesso Antonio un giorno prima del suo gesto estremo, ridando loro la libertà. Lo ha voluto e pianificato e ha aperto una per una le gabbie che ora restano a memoria di quello che è stato uno delle passioni dell’imprenditore modicano scomparso. A distanza di una settimana emergono i dettagli degli ultimi giorni, delle ultime ore che Antonio ha passato quasi ripercorrendo a ritroso la sua vita. Il lungo incontro avuto la sera prima con il vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò, di cui era amico, come ricordato dallo stesso vescovo nell’omelia tenuta nel corso dei funerali. Intanto si indaga su alcune lettere scritte di recente dallo stesso Aurnia, per accertare un eventuale collegamento con la decisione di farla finita, lasciando il suo villino all’alba, per raggiungere in auto il ponte Costanzo, dal quale ha poi fatto il fatale salto.