Biometano, la soprintendenza farà solo da “paciere”. Pozzallo chiarisce: “L’impianto a Bellamagna non si fa”

Biometano, la soprintendenza farà solo da “paciere”. Pozzallo chiarisce: “L’impianto a Bellamagna non si fa”

Il sovrintendente ai beni culturali di Ragusa Giorgio Battaglia sulla vicenda dell’impianto di biometano da costruire in contrada Zimmardo Bellamagna si chiama fuori: farà solo da “paciere”, ma la questione non è di sua competenza. Da noi interpellato, specifica e ribadisce il sovrintendente ai Beni Culturali ed Ambientali di Ragusa: “Posso fare il ruolo del “paciere”, ma come Soprintendenza non c’entriamo”. L’incontro di lunedì tra il sindaco di Modica e quello di Pozzallo sarà quindi solo un “cordiale” colloquio attorno ad un tavolo, ma non ne potrà scaturire alcuna decisione significativa. Come lo stesso sovrintendente ha precisato: “Abbiamo verificato e rilevato che l’intervento ricade fuori dalle zone vincolate. E’ una zona bianca, cioè non sottoposta a vincolo. Quindi come Sovrintendenza non dobbiamo esprimere parere”. Toccherà quindi ai sindaci Ignazio Abbate e Roberto Ammatuna trovare un punto di equilibrio, visto che la Sovrintendenza non ha titolo per intervenire. “E’ vero – dice Ammatuna – che l’impianto ricade in territorio di Modica, ma il buon senso ed un rapporto istituzionale corretto avrebbe comportato un approccio diverso da parte del Comune di Modica, visto che la zona, di fatto, è a ridosso di Pozzallo. Sarebbe stato opportuno, in questa prima fase della discussione – prosegue Ammatuna – limitare la partecipazione soltanto agli enti pubblici, per poi confrontarsi in seguito sulla base delle risultanze con i privati interessati. Già nel pomeriggio di lunedì – conclude il sindaco di Pozzallo – i cittadini saranno informati sull’esito dell’incontro durante una Assemblea pubblica convocata per l’occasione”. Ammatuna è quindi determinato a non arretrare, forte del sostegno della sua comunità, con quasi 8.000 firme raccolte, e di alcuni parlamentari, tra cui Giuseppe Pisani del M5S. L’insediamento dell’impianto di bioenergia in contrada Bellamagna Zimmardo resta al centro dell’attenzione delle 2 comunità e dei rispettivi consigli, tutti contro la costruzione della struttura in quella zona.

Sulla questione Marcello Medica, consigliere comunale pentastellato a Modica, dice che il comune “Cui spetta giurisdizionalmente e amministrativamente il controllo del territorio, ha la possibilità e il dovere etico e sociale di emanare, in funzione sussidiaria, norme a tutela dell’area”. Dal punto di vista formale e sostanziale toccherà ad Ignazio Abbate dirimere la questione, perché è stato il Suap di Modica ad avere rilasciato una autorizzazione, che, pur regolare dal punto di vista amministrativo, su scontra con la visione del sindaco di Pozzallo e dei suoi cittadini. Intanto un ampio striscione con su scritto “No biogas a Bellamagna” campeggia sulla facciata del municipio di Pozzallo (foto) e la dice lunga sull’incandescenza della situazione.

IL SOSTEGNO DEL SENATORE GRILLINO ALLA CAUSA POZZALLESE, I CHIARIMENTI DELLA BIOMETANO
L’attenzione di 2 comunità è puntata sull’incontro di lunedì tra il sovrintendente ai Beni Culturali ed Ambientali e i sindaci di Modica e Ragusa per discutere dell’insediamento dell’impianto di biometano in contrada Zimmardo Bellamagna. E’ probabile che dall’incontro non scaturisca nulla di definitivo, ma solo una verifica dei pareri e delle autorizzazioni fin qui rilasciate. Gli attori in campo, anche alla luce degli esiti della seduta aperta del consiglio comunale tenutosi a Palazzo S. Domenico , sono occupati a posizionarsi, a fare valere al meglio le proprie ragioni contro una concessione che il Suap di Modica ha rilasciato, ma che ha trovato circa 8.000 cittadini di Pozzallo a ribadire un secco “no” in una petizione. Il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, assente dalla seduta aperta del consiglio comunale a palazzo S. Domenico a Modica, ha cercato sostegno alla campagna intrapresa dalla città marinara contro l’impianto di biometano, trovandolo in Giuseppe Pisani, parlamentare pentastellato dichiaratosi subito pronto a perorare la causa di Pozzallo in quella che viene vista come “Una ferita ed un pericolo per la salute pubblica, essendo l’impianto previsto a soli 800 metri dal primo agglomerato pozzallese”.

La Biometano, società titolare del progetto, dal suo canto vuole mettere le cose in chiaro, spiegando il senso della presenza del suo impianto in una realtà agricola avanzata come quella ragusana e ritiene che si tratta di un’opportunità di sviluppo da non perdere. “In un territorio – scrive la Biometano – dove la vocazione agricola raggiunge l’eccellenza, peraltro ad alta concentrazione di imprese dedicate all’allevamento, l’emergenza del riscaldamento globale impone di trovare soluzioni per il recupero e la valorizzazione degli scarti dell’agroindustria. Al momento, infatti, in Sicilia risorse come il pastazzo e il siero escono dal ciclo produttivo diventando una minaccia per l’ambiente, per i suoli, ma soprattutto un pesante costo di smaltimento che, senza che questo venga esplicitato, viene posto a carico dei cittadini attraverso le salatissime tasse sui rifiuti.

Ecco perché, allora, il territorio di Modica e Pozzallo ha oggi l’opportunità di fare da apripista di un processo di innovazione agricola e imprenditoriale che la nostra Isola è ormai obbligata a intraprendere. Lo smaltimento dei rifiuti, i timori per la salute della gente o per il paesaggio – conclude la nota della società – niente hanno a che vedere con la costruzione di un moderno impianto di produzione di biometano alimentato dagli scarti dell’agricoltura, non da rifiuti o chissà quale stranezza”.

LA SEDUTA APERTA “ELETTRICA” DEL CONSIGLIO COMUNALE A MODICA
L’impianto di biometano di contrada Zimmardo Bellamagna ha animato i lavori della seduta aperta del consiglio comunale. Nell’aula di palazzo S. Domenico, affollata come poche altre volte, a testimonianza della delicatezza del caso, 2 comunità, quella modicana e quella pozzallese, 2 consigli comunali, tecnici ed amministratori che si sono confrontati a lungo. Nessuna decisione è scaturita dalla seduta se non l’appuntamento di lunedì prossimo nella sede della Sovrintendenza a Ragusa tra i 2 sindaci ed il sovrintendente. La seduta è stata tuttavia utile per misurare la temperatura, per assumere informazioni tecniche e per prendere soprattutto atto che l’impianto, ha le carte in regola almeno per quanto l’allocazione, visto che è stato previsto in una zona bianca, designata dal Piano paesaggistico regionale per questo tipo di insediamenti. La questione politica, tuttavia, ovvero la capacità degli amministratori di indirizzare lo sviluppo, di valutare impatti non solo dal punto di vista tecnico e di ponderare l’opportunità di prevedere un impianto di biomassa alle porte di Pozzallo, notoriamente povera di territorio, è una questione aperta e che chiama in causa chi ha concesso l’autorizzazione e chi ha pensato ad una azienda del genere in quella zona.

L’impianto prevede infatti vasche di ricevimento di biomasse, ovvero organismi animali o vegetali presenti in quell’ambiente ed in particolare ambiente scarti di olive, di cereali, di ovaiole e animali da carnea secondo le stagioni dell’anno. Le vasche previste sono chiuse ermeticamente e generano biogas ovvero una miscela di vari tipi di gas, composti principalmente da metano, prodotti dalla fermentazione batterica in anaerobiosi (assenza di ossigeno) dei residui organici provenienti da residui vegetali o animali. Le vasche sono sette di cui quattro generano il biogas e le altre tre sono previste per lo stoccaggio del digestato. Si tratta nel complesso della lavorazione di 150 tonnellate al giorno. Lo hanno detto i tecnici chiamati in causa riferendo anche che in altre zone d’Italia questo tipo di impianti sono ancora più vicini agli insediamenti urbani e non hanno procurato nocumento.

Anche uno dei soci della società titolare dell’impianto ha sottolineato i benefici per la comunità ed ha parlato di una scelta dell’ubicazione obbligata perché questo tipo di insediamenti non possono nascere in zone industriali. La comunità pozzallese, presente con in testa il presidente del consiglio Quintilia Celestri, alcuni consiglieri comunali e numerosi cittadini, non è però convinta. Lo striscione esposto, e subito fatto ritirare, con su scritto “Pozzallo vuole respirare aria pulita” espone in sintesi tutte le preoccupazioni della comunità pozzallese, che sono state anche fatte proprie da una parte del consiglio comunale modicano e da alcuni cittadini che temono un ulteriore inquinamento del territorio. Non è stato possibile sentire l’opinione del sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, inspiegabilmente non invitato a partecipare, e che ha rimandato il confronto a lunedì nel corso del vertice alla Sovrintendenza. Dibattito intenso, spesso interrotto, con i vigili urbani pronti a riportare la calma, tensione palpabile. Se qualcuno pensava che la questione potesse passare sotto silenzio o sottotraccia, si è sbagliato di grosso. Le comunità e i residenti dimostrano, a differenza del passato, una sincera sensibilità verso le questioni ambientali, chiedono coinvolgimento e da quello che è emerso in aula non sono pregiudizialmente contrari alla innovazione ma chiedono solo garanzie o alternative credibili. Esattamente quello che poi, amministratori e politica, dovrebbero garantire.