Campo: “Molti interrogativi su impianto biometano Modica”

Campo: “Molti interrogativi su impianto biometano Modica”

“Ci sono parecchi interrogativi che dovranno essere chiariti in merito alla realizzazione dell’impianto di biometano di contrada Zimmardo Bellamagna, al confine fra il comune di Modica e quello di Pozzallo”: lo dichiara la deputata regionale del Movimento 5 Stelle di Ragusa, Stefania Campo, che si inserisce nel dibattito che mercoledì, alle ore 18, sarà affrontato in un’apposita ‘seduta aperta’ del Consiglio comunale, a palazzo San Domenico a Modica, che segue la prima seduta aperta del consiglio comunale di Pozzallo, piuttosto partecipata, e nel corso di cui il sindaco Roberto Ammatuna ha confermato le barricate contro l’impianto, che, pur ricadendo in territorio di Modica, è nei fatti a ridosso della cittadina marinara.

“Iniziamo col dire – evidenzia Stefania Campo – che non possiamo accettare che venga costruito un impianto con queste caratteristiche a soli 700 metri da un centro abitato, in questo caso si tratta del centro di Pozzallo. La legge regionale n. 9 del 2010 prevede, infatti, al comma 3 dell’articolo 17 che le opere per la realizzazione degli impianti necessari alla gestione integrata dei rifiuti, possono essere ubicate anche in zone classificate agricole purché distino almeno tre chilometri dal perimetro del centro abitato. La norma non contiene però alcun riferimento agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto quando questi, per dimensioni e capacità produttive, sono equiparabili a veri e propri impianti industriali. Una lacuna che stiamo cercando di colmare con un apposito emendamento alla nuova legge sui rifiuti, che aumenta altresì a 5 km la distanza di questi impianti dai centri abitati, dai parchi e dalle riserve nazionali e regionali, dalle aree archeologiche e paesaggistiche, dai Siti di Importanza Comunitaria (SIC), dalle aree designate quali Zone Speciali di Conservazione (Zsc) e dalle Zone di Protezione Speciale (Zps).

La localizzazione degli impianti dovrebbe infatti rispondere a criteri di distribuzione omogenea fra i territori comunali e presupporre una preventiva, reale, stima del carico ambientale tollerabile dal contesto territoriale in cui l’opera è localizzata, in modo da evitare, peraltro, la concentrazione di un numero eccessivo di impianti di smaltimento dei rifiuti in una medesima area. Ricordo che il progetto già approvato si sviluppa su di un’area di poco inferiore agli otto ettari e prevede, negli elementi più invasivi: la costruzione ex novo di un locale ufficio, e per civile abitazione, sviluppato su 2 piani di circa 500 mc, la realizzazione di 7 vasche di lavorazione con una larghezza di 26/32 metri e un’altezza di 8 metri, un distributore di gasolio, un sistema di desolforazione con 2 torri alte 13 metri, una torre di emergenza di 10 metri ed un sistema di espulsione dell’off – gas che sarà costituito da un camino alto circa 12,5 m per garantire la dispersione in atmosfera dei gas di scarico”.

“La norma che abbiamo pensato – aggiunge ancora la parlamentare – potrebbe di certo tutelare sia la zona archeologica dell’area agricola in questione, già sottoposta a due vincoli per la necropoli di Bellamagna e per gli insediamenti rupestri nella contigua contrada Cava Gisana, che il centro abitato del comune di Pozzallo che disterebbe, appunto, solo 700 metri da questo nuovo mega impianto. In ogni caso sussistono non pochi dubbi sulla procedura seguita per autorizzare l’impianto. A nostro avviso sarebbe stato più opportuno seguire quella ordinaria disciplinata dal d.lgs. 152/2006, e dunque il rilascio della Valutazione d’Impatto Ambientale da parte dell’ Assessorato regionale Territorio e Ambiente ed eventualmente dell’Autorizzazione Integrata Ambientale da parte dell’Assessorato regionale Energia e Rifiuti. Invece, nel caso di Modica, si è ricorsi alla procedura abbreviata, che prevede l’Autorizzazione Unica Ambientale del Libero Consorzio Comunale e il Provvedimento Unico del Suap, basandosi esclusivamente sulla capacità produttiva media dell’impianto riportata nel progetto, e cioè 499 standard metri cubi/ora, non a caso il limite per richiedere la procedura semplificata ai sensi dell’art 6 d.lgs. 28/2011. Il dubbio è: ‘Chi controllerà che questo impianto produrrà, sempre, non più di 499 metri cubi/ora di metano? Possiamo dirci convinti che sia ragionevole dubitare di questo dato di produzione? Perché, altrimenti, non calibrare la produzione su numeri diversi? Si può ritenere una sorta di escamotage per intraprendere un iter autorizzativo più celere e snello? Ce lo domandano, in tanti, con insistenza”.

La deputata, continua, facendo emergere le possibili competenze regionali: “La Regione sicuramente utilizzando l’ordinaria procedura di Via, avrebbe preso in considerazione sia i vincoli archeologici che la pochissima distanza dal centro urbano del comune limitrofo dando un parere più congruo alle reali caratteristiche del territorio. Non vogliamo pensare che la procedura abbreviata sia stata volutamente intrapresa per evitare le valutazioni tecniche della Regione. Contrada Bellamagna, tra l’altro, è stata già oggetto, nel recente passato, di pesanti contenziosi per il progetto di un kartodromo e in tempi più recenti era rimbalzata nuovamente ai fatti di cronaca perché sono stati più volte denunciati degli stranissimi avvelenamenti di alberi; ‘strani’ un anno fa, sicuramente un po’ meno adesso”. Stefania Campo, infine, evidenzia che “Un atto con il quale la soprintendenza ai beni culturali di Ragusa, venuta a conoscenza del progetto dell’impianto, ha chiesto al Comune di Modica di venire convocata alla ‘conferenza di servizi’ organizzata per l’emissione dell’autorizzazione. Ma il Comune – conclude la Campo – non ha mai proceduto alla convocazione della stessa soprintendenza”.