Giovanni Avola sul caso dell’avvocato Scarso: “Così non va”

Giovanni Avola sul caso dell’avvocato Scarso: “Così non va”

Il già sindacalista della Cisl e direttore della Cassa Edile Giovanni Avola è rimasto molto colpito dal caso denunciato da Alessia Scarso, in riferimento all’odissea sanitaria vissuta assieme al padre, l’avvocato Carmelo Scarso, venuto a mancare 2 mesi fa. Avola ha quindi scritto una sua riflessione, inviata alla nostra redazione e che volentieri pubblichiamo di seguito in versione integrale.

Ho letto la lettera con la quale la figlia Alessia Scarso comunica pubblicamente, le vicissitudine patite dal compianto Avv. Carmelo Scarso. Fatti e circostanze che disconoscevo, pur avendo stimato e conosciuto non direttamente il compianto Avv. Carmelo Scarso. Dire che ho provato amarezza, sdegno e vergogna, per come si è svolta l’intera e triste vicenda, è poco. Apprendere tramite notizie di stampa che l’Assessore Regionale alla Sanità, ha disposto una “Commissione ispettiva” sui fatti, cosi come esposti nella lettera pubblicata, non solo aumenta lo sdegno e la vergogna, ma subentra una rabbia, per come vengono offesi e considerati i comuni mortali, che siamo i semplici cittadini. Leggendo la lettera, si riporta una risposta scritta da parte dell’Assessore Regionale alla Sanità del tempo, sul cellulare dell’Avvocato, del tipo “Non sa di cosa parla”. Delle due una. Nel caso l’Assessore Regionale alla Sanità, fosse lo stesso ancora in carica, immediatamente deve chiedere scusa alla Famiglia, per la risposta data allora. E poi, perché non intervenire subito, allora, e non ora? La lettera è stata pubblicata da molti organi di stampa, e dopo appena 24 ore, si dispone la “ Commissione Ispettiva”, perché non intervenire, allora, dopo che l’Avvocato ha informato l’Assessore Regionale alla Sanità? Poteva servire a qualcosa? Non si sa. Ma una cosa è certa: il cittadino si sentiva confortato, rispettato e comunque garantito.

Questa triste vicenda, fa emergere in tutta la sua evidenza, la carenza di capacità di ascolto e il non rendersi conto dei bisogni della gente, come il presente caso dimostra, da gran parte di chi ci Amministra e della magna classe dirigente politica in generale. Cosi non va. Non meritiamo tutto ciò. Essere non compresi prima e derisi dopo. Occorre più di un pizzico, di umanità, ascolto, dedizione e di coscienza, nei vari ruoli ricoperti, sia pubblici che Trattare, gestire e governare le cose “Non Nostre” come fossimo a casa propria, con i propri familiari, dovrebbe essere il “comune fare”. Sarà utopia, sarà illusione. Nella realtà è proprio quello, di cui oggi sempre più, se ne sente la mancanza. Ringrazio la figlia del compianto Avvocato, Alessia Scarso, per avere pubblicato la lettera, sperando di suscitare interesse e coscienze collettive.

Giovanni Avola