Famiglia siriana si ritrova a Vittoria grazie ai Corridoi umanitari

Famiglia siriana si ritrova a Vittoria grazie ai Corridoi umanitari

Abdelmalek, il padre, e le figlie Helen e Hidaya sono arrivati in Italia un anno e mezzo fa, a Vittoria. Hanno abbandonato casa, come oltre 5 milioni di siriani, perché travolti da un conflitto lungo ormai 8 anni. Sono stati inseriti nel programma dei Corridoi Umanitari organizzati dalla Fcei, da Sant’Egidio e dalla Chiesa Valdese. Hanno deciso di separarsi dal resto della famiglia nella speranza di ricevere prontamente delle cure per la disabilità di Helen, costretta su una sedia a rotelle a 20 anni. Dopo 18 mesi, finalmente, anche Amal, la madre, e i 4 piccoli figli, hanno raggiunto il padre e le 2 sorelle maggiori. Grazie sempre ai Corridoi Umanitari, anche loro hanno lasciato il campo profughi in cui vivevano, in Libano, e sono atterrati in Italia, insieme ad altri 90 rifugiati siriani in 2 giorni. In 8 anni sono morti in Siria oltre mezzo milione di civili. E uno dei paesi più sviluppati del Medio Oriente è andato irrimediabilmente distrutto.

A Vittoria la Diaconia Valdese offre accoglienza alla famiglia Sharaf e a 3 giovani ragazzi siriani, all’interno del progetto dei Corridoi Umanitari. Inoltre, nella storica sede della Casa Evangelica Valdese, sono ospitati gli ospiti del progetto Sprar/Siproimi rivolto a rifugiati con disabilità fisiche e motorie o gravi malattie. E gestisce, nella stessa città, il progetto Sprar/Siproimi “ordinari”, in cui rifugiati e richiedenti asilo abitano in piccoli appartamenti indipendenti, studiano italiano e lavorano in aziende del territorio.

I Corridoi Umanitari organizzati dalla Fcei, da Sant’Egidio e dalla Chiesa Valdese, in soli 2 anni, hanno offerto la possibilità a oltre 2.000 siriani in fuga dalla guerra di migrare in piena sicurezza, senza finanziare trafficanti o rischiare di morire in mare. Hanno permesso di ricostruire vite spezzate dal conflitto più importante della nostra epoca. Sono un esempio, per tutta Europa, di quanto potrebbe e dovrebbe essere organizzato dai governi per salvare il maggior numero di vite, nel rispetto delle Leggi. Un esempio ancora non colto appieno, e non esteso alla Libia, paese in cui migliaia di uomini, donne e bambini, versano in gravissime condizioni di privazioni e torture. Chi salva una vita salva il mondo intero.