Suor Cristina, professione perpetua: “Il successo non mi cambia”

Suor Cristina, professione perpetua: “Il successo non mi cambia”

Suor Cristina Scuccia, delle Orsoline della Sacra Famiglia, di origini comisane e da 7 anni residente a Milano, e suor Elena Bianchi, delle suore di Santa Dorotea di Cemmo, hanno fatto professione dei voti perpetui nella diocesi di Milano. La celebrazione, presieduta dall’arcivescovo Mario Delpini, è avvenuta questa domenica, 8 settembre, nella Basilica di Sant’Ambrogio. Suor Cristina Scuccia, è nota anche per la sua voce. Ha infatti un notevole talento che l’ha portata a vincere la seconda edizione di “The Voice of Italy” nel 2014 e poi a partecipare a “Ballando con le stelle”. La suora ha più volte confidato anche di aver superato qualche ostacolo lungo il suo percorso di fede iniziato nel 2009, ma è rimasta salda anche grazie all’aiuto delle consorelle. “Il successo – ha dichiarato – non mi ha allontanato dal mio cammino. Anzi, credo che abbia contribuito molto alla mia crescita spirituale e personale”. Di seguito riproponiamo un articolo di suor Cristina uscito prima della professione, il giorno 1 settembre su “Milano Sette”, inserto domenicale di “Avvenire” e reperibile anche sul sito Chiesadimilano.it dove si possono vedere anche le immagini della celebrazione e leggere l’omelia dell’arcivescovo e un articolo di suo Elena Bianchi.

Sono suor Cristina Scuccia, orsolina della Sacra Famiglia, e provo a raccontarmi a chi ancora non mi ha conosciuto. Ho 30 anni, le mie origini sono siciliane, ma ormai vivo da anni a Milano nella mia piccola comunità religiosa insieme a suor Agata e suor Carmela. È difficile provare a riassumere le meraviglie del Signore in così poche righe, ma posso testimoniarvi la bellezza di averlo incontrato e la straordinarietà con cui il Signore ogni giorno mi stupisce. Non sempre il cammino è roseo, ma ho imparato a seguirlo e chiedo ogni giorno la grazia di riuscire a farlo anche quando la strada diviene più tortuosa e ripida.

Fin da piccolina la mia famiglia mi ha educata ai valori cristiani e praticamente la parrocchia che frequentavamo era la nostra seconda casa. Quando è arrivata l’adolescenza mi sono allontanata per un po’ dalla Chiesa, a seguito anche di avvenimenti poco piacevoli che ho dovuto affrontare in famiglia. Mi arrabbiai con Gesù e non riuscivo a capire perché Lui stesse tradendo la mia fedeltà, ferendomi così tanto attraverso situazioni della vita molto dolorose. Così gli voltai le spalle. E mi dedicai soltanto alla mia passione: il canto. Fu proprio attraverso il canto che il Signore, dopo anni di distacco, mi richiamò a sé. Nel 2007 le Suore Orsoline della Sacra Famiglia si preparavano ai festeggiamenti per l’anno successivo del centenario di fondazione della Congregazione attraverso vari eventi tra cui la realizzazione del musical Il Coraggio di Amare. Mia madre seppe di questo musical e, conoscendo la mia passione per le varie discipline artistiche, e anche un po’ con l’intento di riavvicinarmi a Gesù, me ne parlò, anche se io deviai all’istante l’argomento, proprio perché disinteressata completamente a ogni tipo di evento ecclesiastico.

In un secondo momento ripensai a questa proposta e decisi di presentarmi al provino. Mi fu dato il ruolo di suor Rosa Roccuzzo, ispiratrice e fondatrice insieme ad altre quattro ragazze della nostra Congregazione. Un ruolo principale, ma anche un personaggio assai coraggioso e ardente di amor di Dio. Inevitabilmente toccò corde sensibili del mio cuore che mi portarono a chiedermi che senso avesse la mia vita e a decidere di donarla totalmente al Signore.

Entrata nella Congregazione non volevo più cantare o sentir parlare di spettacolo perché pensavo fossero dimensioni distanti da quelle della vita religiosa. Ma le mie consorelle tenevano molto alla cura e alla scoperta dei propri doni per metterli al servizio del Regno di Dio. Così fui mandata in Brasile, nella periferia di San Paolo: per chi non conoscesse la realtà brasiliana, la Chiesa è ancora molto giovane, in crescita e la musica è un elemento fondamentale nella loro vita. Dunque nei miei due anni di permanenza per il noviziato, il canto divenne il dono da donare a tutte quelle persone povere che si sentivano toccate attraverso la mia voce. Fu in Brasile che capii che questo dono di Dio poteva essere il mio mezzo di evangelizzazione e di testimonianza in mezzo agli altri.

Concluso il noviziato ritornai in Italia per professare i primi voti e fui mandata nella mia prima comunità religiosa proprio qui a Milano. Successivamente la Madre Generale fu contattata dalla redazione di The Voice of Italy per un provino rivolto a me. Inizialmente ebbe molta paura di fronte a quest’invito, ma in un secondo momento lo lesse come una chiamata a uscire per raggiungere una “periferia” del mondo e portare la gioia del Vangelo.

Credo che il seguito della storia lo conoscerete quasi tutti, ma la cosa più importante che mi preme trasmettervi è la grandissima capacità che ha il Signore di stupirci nel momento in cui ci abbandoniamo fiduciosamente tra le sue braccia. Lui ci conduce su vie sconosciute attraverso le quali scrive capitoli meravigliosi della nostra storia. Bisogna soltanto avere il coraggio di buttarsi ciecamente tra le sue mani e lasciare fare a Lui tutto il resto senza affannarsi per il domani. Lui certamente non ci lascerà mai da soli. Non smettete mai di sognare e di affidare i vostri sogni a Lui. Soltanto Gesù è in grado di fare cose grandiose con le nostre “piccole” vite

Avvenire