Inquilini palazzo via Plebiscito ancora fuori dalle loro case

Inquilini palazzo via Plebiscito ancora fuori dalle loro case

Cittadini vittoriesi sotto il caldissimo solleone di agosto e… senza il loro tetto sulla testa. E’ la situazione difficile che stanno vivendo gli inquilini del condominio di via Plebiscito a Scoglitti e di cui si è fatta carico l’avvocato Simona Maugeri. Il legale difatti assiste alcuni proprietari degli immobili sgomberati a seguito dell’ordinanza contingibile ed urgente dello scorso febbraio, emessa dal comune di Vittoria, e successiva proroga per ulteriori dieci giorni del 7 agosto 2019. “Con la prima ordinanza – dice l’avvocato Maugeri – la commissione straordinaria del comune di Vittoria aveva dichiarato, per ragioni di sicurezza per la pubblica e privata incolumità, lo sgombero degli immobili attigui al condominio di via Plebiscito, in stato di degrado, ed acquisito al patrimonio del comune di Vittoria in ragione dell’abusivismo che interessa una parte dello stesso.

L’ordinanza aveva validità di 6 mesi, ma in data 7 agosto la stessa commissione ha ritenuto di prorogare lo sgombero degli immobili per altri 10 giorni. L’ordinanza di febbraio, ora prorogata, era stata emessa in via cautelativa alla luce di dettami precauzionali di cui all’ordinanza n. 98/2019 del 22 gennaio 2019 del Tar Catania e, attraverso cui, inoltre, venivano disposti supplementi istruttori “per chiarire se sia possibile eseguire, in condizioni di sicurezza per le maestranze nonché per gli abitanti dell’intero edificio e, comunque per la pubblica incolumità, un intervento immediato limitato alla demolizione della parte abusiva, senza previo intervento di consolidamento delle strutture dell’intera palazzina”.

All’esito del supplemento tecnico richiesto, il Tar di Catania aveva emesso la successiva Ordinanza n. 666 del 29 marzo 2019, in seno alla quale venivano acquisite le risultanze istruttorie, ove si rileva che “viene precisato che l’intervento di demolizione può essere eseguito senza l’intervento di manutenzione straordinaria degli elementi esterni dello stabile; veniva altresì precisato che, prima dell’inizio dei lavori, sarà indispensabile provvedere al montaggio di una struttura provvisionale esterna, a livello della strada, per salvaguardare le maestranze da eventuali distacchi di materiale, e il tutto dovrà essere ricompreso nel piano di sicurezza da predisporre da parte dell’impresa esecutrice dei lavori di concerto con la direzione lavori ed il coordinatore per la sicurezza”.

Quindi, l’Ordinanza contingibile ed urgente di sgombero e successiva la proroga è fondata su un provvedimento del Tar (98/2019) antecedente rispetto agli sviluppi contenuti nel successivo provvedimento datato marzo del 2019. L’ordinanza interdittiva e la successiva proroga, quindi, appaiono inattuali ma soprattutto gravemente lesivi del diritto di proprietà di coloro i quali oggi si trovano costretti a trascorrere l’unico periodo dell’anno deputato al riposo fuori dalla propria abitazione. Va da sé che tale stato di fatto crea innumerevoli gravissimi pregiudizi.

La questione è stata posta all’attenzione del comune di Vittoria, della procura di Ragusa, della procura generale presso della Corte dei Conti, nonché della prefettura di Ragusa, perché si procedesse alla rivalutazione dello stato di fatto, con l’auspicata revoca dell’ordinanza contingibile ed urgente. L’amministrazione comunale commissariata, ad oggi – continua la nota dell’avvocato – non ha fornito alcuna risposta all’istanza di revoca dell’ordinanza contingibile ed urgente, all’istanza accesso agli atti, alle istanze di accesso agli immobili in via temporanea per far sì che i proprietari potessero controllare eventuali danni creatisi nei propri immobili, né, in ultimo, alla richiesta di un appuntamento al fine di potere ottenere un confronto, nell’immanenza del principio di trasparenza dell’azione amministrativa, con gli organi deputati a decidere sulla vicenda.

Vogliamo sottolineare che non si vuole chiedere alcuna forzatura alle decisioni della pubblica amministrazione né intralciarne l’azione, soprattutto in un tema così importante come quella della incolumità pubblica, ma non si possono accettare delle decisioni che sembrano essere avulse dal contesto giuridico formatosi in materia. In ultimo, seppure la questione sia atavica – conclude il legale – va rimarcato che ancora oggi l’area ancora non ha visto alcun intervento di risoluzione, con evidente pregiudizio e sacrificio del diritto di proprietà di numerosi cittadini”.