Tre ipotesi di lavoro per recuperare Chiafura ed il Colle di S. Matteo a Scicli

Tre ipotesi di lavoro per recuperare Chiafura ed il Colle di S. Matteo a Scicli

Tre ipotesi di lavoro per recuperare Chiafura ed il Colle di S. Matteo. La tre giorni di studio promossa dall’amministrazione comunale, grazie alla presenza di 36 tra professionisti e studenti del settore tecnico, è servita come confronto dal quale sono scaturite le tre anime tecniche profondamente diverse dei tre tutor; un approccio contemporaneo e provocatorio quello di Oriol Capdevila dello studio Mbm arquitectes di Barcellona, che ha stuzzicato la fantasia dei professionisti presenti lasciandoli liberi da costrizioni vincolistiche, immaginando torri elevatorie per i vari collegamenti in quota dalla valle al colle, passeggiate lungo le mura perimetrali poste a mezzo valle tra San Matteo e Chiafura, un uso molto versatile delle grotte restituite alla città come spazi polivalenti in cui svolgere attività didattiche, culturali, artistiche in genere. Fulcro del sistema è la chiesa di San Matteo utilizzata come spazio polifuzionale.

Un approccio conservativo e legato alla tradizione culturale del nostro territorio quello di Joao Gomes da Silva, dello studio Global Arquitectura Paisagista di Lisbona, che punta al recupero della sentieristica esistente (le lenze) e propone un riuso degli orti (raffi) declinati al contemporaneo concetto di orto urbano dove il senso di condivisione e comunità è l’elemento ideologico fondante; il sistema delle grotte è proposto come un grande opificio, uno spazio dove far rinascere e divulgare i mestieri della nostra tradizione, campo di lavoro è Chiafura, che così potrebbe rinascere e mantenersi con i cantieri scuola. Anche nella proposta del gruppo guidato dall’architetto portoghese la chiesa di San Matteo è visto come uno spazio polifunzionale, la nuova agorà, spazio di aggregazione versatile raggiungibile dalla valle con un sistema di elevatori ipogei.

Un approccio più imprenditoriale è quello proposto dal gruppo di tecnici seguiti da Margareta Berg designer e imprenditrice di Matera, ideatrice del concept dell’albergo diffuso tra i Sassi materani. Sulle orme dell’intervento delle Grotte della Civita è stato proposto un uso parziale delle grotte (circa 30) legato al concetto di ricettività in cui l’idea del lusso è funzionale alla esperienza del soggiorno in grotta al cui interno l’arredo e il servizio sono basati sulla semplicità degli elementi di arredo tradizionali provenienti da una attenta attività di restauro e di recupero. Anche in questa proposta la maggioranza delle abitazioni rupestri sarebbe adibita a una fruizione pubblica, intesa come musealizzazione dei luoghi e memoria della vita sociale che un tempo vi si svolgeva. Interessante la proposta di recupero della “ruttazza” nel versante di Santa Maria la Nova, grotta dalle grandi dimensioni destinata a spettacoli ed eventi. Il tema conduttore che unisce le tre proposte è la imprescindibile fruizione pubblica del colle, legata ad una risoluzione del problema dell’accessibilità. L’idea che sottende i tre progetti è quella di restituire il colle San Matteo con tutto il complesso dei beni (chiesa, Chiafura, Castellaccio, Castelluccio) alla città. Il workshop su Chiafura ha suscitato l’interesse di gruppi bancari già impegnati in un rapporto di collaborazione con città storiche che stanno puntando sul riuso e la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. L’amministrazione sta approfondendo possibili iter da intraprendere. Dice il sindaco Enzo Giannone: “Siamo aperti ai privati, ma con giudizio. Non è pensabile che coi fondi pubblici si possano mettere in sicurezza, in tempi sostenibili, i sette livelli di Chiafura. Se non vogliamo l’opzione zero, ovvero l’abbandono come negli ultimi 60 anni, serve un coinvolgimento dei privati nel recupero del sito”. Il caso Chiafura sarà studiato in una Convention di banche interessate a investire in nuove esperienze di turismo, in programma nelle prossime settimane a Rimini.