E’ realtà il parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica secondo il progetto del defunto Tusa

E’ realtà il parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica secondo il progetto del defunto Tusa

L’eredità di Sebastiano Tusa non è andata dispersa. I parchi archeologici disegnati dall’ex assessore regionale ai Beni culturali, deceduto nell’incidente aereo di Addis Abeba, sono stati istituiti grazie alla delibera adottata dalla giunta Musumeci. Il presidente della Regione è andato dritto sulla strada tracciata da Tusa e ha firmato i decreti per l’istituzione dei parchi di Gela, Catania e Valle dell’Aci, Isole Eolie, Tindari, Himera, Solunto e Monte Iato, Kamarina e Cava D’Ispica, Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro, Lilibeo. Nel sud est siciliano ci sono ben tre parchi di grande valore paesaggistico e archeologico come Cava Ispica, Kamarina e Villa del Tellaro a Noto. Previsto, inoltre, l’accorpamento di Morgantina e Villa Romana del Casale e di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria. “Il progetto dei Parchi, fra gli obiettivi prioritari del governo regionale, era stato ideato e curato, fin nei minimi dettagli, dal compianto assessore Sebastiano Tusa, che aveva peraltro proposto degli accorpamenti minimi per impedire che alcuni siti archeologici finissero nell’abbandono a causa di esigue entrate dovute a un minore afflusso di visitatori”, dice Musumeci. E sempre Tusa aveva firmato i decreti per l’istituzione del Parco archeologico della Villa Romana del Casale e, il 7 marzo scorso, del Parco archeologico di Leontinoi, con quello che fu il suo ultimo atto amministrativo.

“Dopo quasi un ventennio – dice Musumeci – il mio governo da’ attuazione completa alla legge siciliana sui Parchi archeologici. Con questi decreti si da’ protagonismo alle realtà locali, si responsabilizzano le classi dirigenti e si consente la tanto auspicata loro autonomia finanziaria”. L’istituzione dei Parchi archeologici – che sono complessivamente 14 – ha come effetto che i proventi dei biglietti di ingresso restino nelle casse degli enti stessi e, quindi, con la possibilità di essere impiegati per la conservazione e la valorizzazione dei siti archeologici. Risorse, dunque, che rimangono sui territori, tutti rappresentati nei Comitati tecnico-scientifici da parte dei sindaci dei Comuni interessati. E’ chiaro che all’interno dei Parchi potranno essere promosse iniziative finalizzate ad attrarre nuovi visitatori per non mummificare luoghi per troppo tempo fuori dai circuiti ufficiali dei beni culturali”.

Nella foto, il parco archeologico di Kamarina