“La giostra degli scambi” con il femminicidio che confonde il commissario Montalbano

“La giostra degli scambi” con il femminicidio che confonde il commissario Montalbano

«La Giostra degli scambi» confonde Montalbano ma il commissario, e soprattutto l’uomo, riesce a non farsi ingannare e trovare, invece, il filo conduttore. Come accade nei romanzi di Camilleri, il racconto affidato alla regia di Aberto Sironi non propone solo il giallo e la tragedia, ma è anche un percorso di conoscenza della psiche umana che Salvo Montalbano intraprende uscendo alla fine vincitore e affermando la verità dei fatti. Montalbano si tuffa nelle passioni che sconvolgono un anonimo commercialista (magistralmente interpretato da Sebastiano Lo Monaco) e riesce ad andare al di là della maschera che il professionista perbene della tranquilla e immutabile Vigata indossa. «La Giostra degli Scambi» prima incuriosisce, poi confonde, quindi si dipana nella sua essenzialità ed a ciò contribuisce la serenità di Salvo Montalbano, pur con i suoi sbagli, che ammette, e la sua passionalità che non gli manca mai.

Camilleri, attraverso il suo commissario sembra dire che bisogna stare attenti a quello che appare perché non sempre è così. Significativa a questo proposito la scena iniziale in cui i carabinieri vogliono arrestare l’incolpevole Montalbano, intervenuto a sedare una colluttazione tra 2 uomini e avendolo invece scambiato per uno dei rissanti. Succede anche ai due protagonisti principali del racconto: i due amanti, quello giovane e quello più maturo interpretato dal bravissimo Fabrizio Bentivoglio, non c’entrano niente con la morte della giovane e bella Silvana, oggetto dei loro desideri al pari dell’assassino, che si rivela essere il «padre putativo», che resta nell’ombra fino alla fine dopo essersi beccato una padellata in testa dalla brava Adelina, la domestica del commissario, che l´aveva scambiato per un ladro intrufolatosi in casa. Un Montalbano al meglio ed un cast all’altezza. Gli sceneggiatori hanno “riesumato” Iacomuzzi, non troppo credibile nei panni di una sorta di componente della “Forensic” americana di stampo Csi, con tanto di macchina bianca (in tinta col suo completo un po´ retrò) in stile “old America”.

Questa puntata, ben costruita e con dialoghi brillanti e mai sopra le righe, è ruotata tutta su un femminicidio, commesso nel più crudele dei modi, a mani nude e senza pietà. Vero è che la cronaca reale di questi ultimi gionri ci ha purtroppo mostrato femminicidi ben più efferati, ma la scena dell´omicidio della giovane Silvana colpisce lo stesso come un pugno allo stomaco. L´episodio, trasmesso per la prima volta poco più di un anno fa, aveva incollato ai teleschermi oltre 11 milioni di telespettatori, con il 45% di share.

IL COMMISSARIO MONTALBANO SI FA IN 3
Montalbano si fa in 3: la Palomar ha difatti deciso di girare 3 nuovi episodi della serie “Il commissario Montalbano” visto il successo di critica e pubblico riscosso da una serie che ha tagliato brillantemente il traguardo dei 20 anni e che andranno in onda a febbraio 2020. Non sarà, tuttavia, l’unica novità, perché la Palomar ha deciso di ammettere sul set anche un ristretto numero di spettatori. Basterà pagare per seguire da vicino le varie scene durante la lavorazione. Lo scopo è benefico perché il ricavato andrà alla Onlus “Never give up” che si occupa di disturbi della nutrizione ed alimentazione. Per i tanti fan del commissario è prevedibile la corsa ai biglietti che saranno limitati e l cui modalità di vendita saranno rese note non appena saranno definiti i dettagli nelle varie location.

I tre nuovi episodi vedranno sempre l’area iblea come sfondo per le nuove inchieste del commissario e della sua squadra. Le riprese inizieranno a maggio quando la produzione si trasferirà almeno per un mese tra Ragusa, Modica e Scicli e le campagne del ragusano. Il primo episodio si intitola “La rete di protezione”, pubblicato nel 2017, e vede il Salvo Montalbano alle prese con il mondo, a lui sconosciuto, dei social network mentre la sua Vigata è in subbuglio a causa dell’arrivo di una troupe svedese che vuole girare una fiction proprio nella cittadina immaginata e descritta dalla penna di Andrea Camilleri. Il secondo si intitola Il metodo Catalanotti e parte da una rocambolesca fuga di Mimì Augello dopo l’ennesima notte trascorsa con una delle sue amanti: il personaggio interpretato da Cesare Bocci si imbatte infatti in un cadavere misterioso, quello di una sua vicina di casa, a cui ne si aggiunge un altro. Infine c’è anche “Salvo amato Livia mia” , un mix di racconti il cui focus è la relazione tra Montalbano e Livia.