L’ennesimo colpo di spugna sui Liberi consorzi, da 8 anni a Ragusa

L’ennesimo colpo di spugna sui Liberi consorzi, da 8 anni a Ragusa

L’ennesimo colpo di spugna. Da 7 anni, 8 per Ragusa, va di scena la stessa tiritera. Cambiano gli attori, i contesti, i governi ma non c’è verso di smantellare un pezzo di articolazione dello Stato che una legge ha abolito. Le province sono state formalmente cancellate ed al loro posto sono subentrati i Liberi Consorzi, ma tutto è rimasto nel limbo, sospeso. Svuotata la scatola di presidenti, assessori e consiglieri, sono arrivati i commissari per amministrare il passaggio al nuovo ente reso più snello ed agibile. Commissari senza soldi e disperati per garantire il minimo sindacale e nel mezzo dipendenti demotivati, preoccupati per la loro sorte. Le verità che vengono clamorosamente a galla dall’ennesimo colpo di spugna sull’insediamento sui nuovi organismi dei Liberi Consorzi sono 2. C’è una trasversalità nei partiti che si compatta nel momento in cui viene intaccato il loro sistema. A prescindere da colori e territorialità. Il Libero Consorzio prevede elezioni solo di secondo livello e la torta è evidentemente piccola per chi gestiva liste e presidenze. L’attuale governo ha fallito dopo avere sbandierato di volere cambiare sistema. In fondo Musumeci controlla i commissari e può far loro riferimento. Ed allora un rinvio non si nega, e magari si accetta senza tante discussioni. Se ne riparla tra un anno (salvo qualche altro rinvio) e nel frattempo il quadro resta, a prescindere, desolante.

IL RINVIO CHE FA DISCUTERE
Non si faranno più le elezioni di secondo livello delle province. Alcuni gruppi della maggioranza hanno fatto passare la norma che rinvia tutto ad aprile del 2020. L’ennesimo caso: il governo infatti era contrario al rinvio. Poco prima infatti l’onorevole Savarino aveva affermato “in quanto capogruppo del presidente della Regione Nello Musumeci” che si opponeva a questa proposta. Stessa posizione quella di Forza Italia, rappresentata da Tommaso Calderone. A nulla sono servite però le posizioni dei due gruppi. Con 24 voti favorevoli su 33 votanti e 59 presenti l’Ars, con il voto segreto, ha affondato l’elezione dei sindaci dei liberi consorzi. Si è astenuto il gruppo del Movimento cinque stelle: “Era una questione tutta interna alla maggioranza” commentano dall’Ars. Adesso capo degli enti intermedi rimarranno i commissari. Nel 2020 si “brinderà” al settimo anno di commissariamenti.

Adesso però il caso è politico. L’emendamento, presentato alla legge sulla promozione del turismo nautico e dei Marina resort, una legge insomma su un tema non proprio coerente con gli enti locali, è stato un blitz vero e proprio. Il blitz è stato però, come detto, tutto interno alla maggioranza. L’emendamento è stato firmato infatti da Danilo Lo Giudice (Misto), Antonio Catalfamo (Fratelli d’Italia), Carmelo Pullara (popolari e autonomisti), Vincenzo Figuccia ed Eleonora Lo Curto (Unione di centro) e Nicola D’Agostino (Sicilia Futura).

Subito arriva la reazione a caldo di Vincenzo Figuccia che rivendica il risultato del rinvio. “Nelle scorse settimane – ha affermato Figuccia – insieme al collega Danilo Lo Giudice e ad un centinaio di sindaci, abbiamo fatto una marcia per chiedere la calendarizzazione di un ordine del giorno che garantisse un impegno da parte del governo regionale a chiedere le risorse aggiuntive per salvare le province. Di fatto, i 150 milioni di euro accordati dallo Stato, sono un primo passo ma chiediamo che vengano concesse per intero le somme. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto il rinvio delle elezioni di secondo livello che adesso non avrebbero giovato a nessuno considerato che al momento, si tratta di enti assolutamente inutili”.

In aula il M5S ha espresso la propria posizione fortemente critica con Angela Foti, poi anche Giuseppe Lupo (Pd) non ha risparmiato critiche: “Sulle ex province la maggioranza è andata in frantumi. Questo è accaduto perché, dopo avere promesso a tutti i sindaci che avrebbero fatto i presidenti dei liberi consorzi, non potendo mantenere la promessa, non hanno potuto fare altro che rinviare le elezioni”.